Benvenuti in Trentino

Finalmente ieri sono iniziate le vere vacanze, in Trentino, nel paese e nella casa dove ho passato un’infinità di estati da quando ero piccola e prima di me ci venivano i miei nonni con mia mamma e mio zio. Diciamo quindi che il posto lo conosciamo bene!

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In mezzo al verde, una casetta (sulla sinistra): noi siamo qui!

Le prime sensazioni che ti accolgono appena metti giù i piedi dall’auto, a parte le nausee per i tornanti, sono il profumo dell’aria pura ed il silenzio. E’ strano accorgersi come le nostre orecchie si siano abituate ad un rumore costante nella vita in città, che percepiamo in continuazione senza nemmeno più accorgercene. Devo quindi abituarmi a questa pace, al fresco (ho il pile addosso) ed alle…mosche! Si’ perchè a mezzo chilometro da qui ci sono delle stalle, per cui questi insetti fastidiosi sono ovunque. Bleah…

Come da tradizione, la montagna ci ha accolto con un cielo nuvoloso, che si è trasformato in pioggia nel pomeriggio, per non lasciarci fino a notte fonda. Ogni estate che sono venuta in vacanza qui è sempre stata la stessa storia: la mattina ti svegli con un bel sole e poi dopo pranzo il tempo cambia improvvisamente e arriva la pioggia. Pero’ rimaniamo fiduciosi sui prossimi giorni, in cui prevedono bel tempo stabile per una settimana.

Io sono sempre stata, e lo sono tuttora nonostante la mia nuova condizione di appanzata, una persona molto attiva, che non riesce a starsene ferma tutta la giornata senza fare nulla. Ho bisogno di muovermi, di fare tante cose, per non annoiarmi, con il rischio di diventare poi estremamente rompiballe. La giornata di ieri, quindi, è stata un po’ difficile da sopportare e mi è sembrata lunghissima, tra i preparativi per il viaggio, il tragitto e il pomeriggio rinchiusi in casa. E cosa si fa quando non c’è nient’altro da fare? Semplice: si mangia. E cosi’ ci siamo andati subito a comprare uno strudel casereccio per inaugurare bene le vacanze. Tra la pioggia, la noia e l’aria di montagna che stimola l’appetito ieri ho un po’ esagerato con la golosità, devo darmi una calmata senno’ alla prossima visita di controllo la bilancia non sarà clemente.

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Oggi prevedevano pioggia, ora sono le 17:40 e a parte un po’ di nuvole passeggere non abbiamo visto una sola goccia d’acqua. Abbiamo quindi potuto uscire a passeggiare sia stamattina che oggi pomeriggio, facendo un giro al lago, con calma, perchè mi basta poco per avere il fiatone. Per domani prevediamo una gita con panini al seguito. Tempo permettendo ovviamente.

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Accoppiata Nord-Sud: battesimo napoletano

La prima volta che sono stata a Napoli ero in quarta superiore, quattro giorni di gita che prevedevano Pompei, reggia di Caserta, Capri, Sorrento. Il giorno della gita a Capri diluviava e ci hanno dirottato quindi a Napoli, per una visita della città.

Quando il pullmann ha attraversato i quartieri periferici della città, mi ricordo che ho guardato dal finestrino allucinata dal degrado che scorgevo. Una volta arrivati in centro, il professore di filosofia che si era assunto il ruolo di Cicerone, essendo napoletano (e per di più di cognome si chiamava Napoli!) ha avuto la brillante idea di cominciare dai quartieri spagnoli!

Ora, per chi non è mai stato a Napoli, è necessario spenderci due parole: si tratta di una zona nel pieno centro della città, caratterizzata da vicoletti, sicuramente caratteristici e pieni di fascino, ma ecco… se ci andate state attenti agli effetti personali! Come mi ha spiegato poi un altro amico napoletano parecchi anni dopo, nei Quartieri vige la regola che se sei un autoctono non vieni disturbato, se ti manifesti chiaramente come turista allora rischi di perdere portafoglio, macchina fotografica e quant’altro ti porti appresso. E difatti, quel lontano giorno del 1999 un gruppo di scolari di Padova usci’ alleggerito di parecchie cose da quel tour nei Quartieri.

Se aggiungiamo che poi, mentre aspettavamo di attraversare civilmente ad un passaggio pedonale, un’auto per fare una curva e superare un altro conducente è salita tranquillamente sul marciapiede in cui mi trovavo io, costringendomi a fare un balzo all’indietro, ecco potete capire perchè io sia rimasta traumatizzata da Napoli. Fino ad arrivare a dichiarare: “Io qui non ci mettero’ mai più piede!”.

Le ultime parole famose.

Invece ci sono tornata proprio dieci anni dopo, nel dicembre del 2009, per conoscere i miei suoceri e la famiglia di mia cognata.

Devo ammettere che la città che mi si è presentata davanti mi è parsa molto molto diversa da come la ricordavo…sarà perchè ho avuto una buona guida, sarà perchè la guardavo con gli occhi a cuoricino per la vicinanza di MA…

Sicuramente Napoli ha i suoi grandi difetti, le sue pecche, i suoi punti deboli, pero’ la bellezza della città non si discute. Via Chiaia, Mergellina, il Castello di San Martino, il Cristo Velato, Piazza Plebiscito, Castel dell’Ovo, il Maschio Angioino… per non parlare poi di tutta la zona della Costiera, Capri, Sorrento, Amalfi.

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La quantità di bellezze che sono concentrate in quello stretto pezzo di terra è incredibile, solo che, come sempre, noi italiani siamo dei grandi fessi, non siamo in grado di proteggere e rivalutare tutto quello che abbiamo, cosa che invece i francesi sono fin troppo bravi a fare.

Se a tutte le bellezze paesaggistiche e urbanistiche ci aggiungiamo una cucina strepitosa, il quadro è perfettto. La scoperta della vera pizza doc napoletana è stata una vera epifania nella mia vita, che mi ha portato a rinnegare quanto prima classificavo sotto il nome di “pizza”. Sempre il nostro amico napoletano dei Quartieri, ha coniato il termine di “pizzoide” per indicare le mere imitazioni. Comunque sul cibo di questa terra va dedicato per forza un post a parte!

Per fortuna, in famiglia di MA, non c’è l’abitudine ai lauti pranzi tipici del Sud, essendo mia suocera cresciuta per molti anni in Liguria. Questo mi evita, durante le visite a Napoli, di ripartire dopo le vacanze con kg in più addosso, anche se le valigie non possono sottostare alla stessa regola e sono piene di barattoli di pummarola fatta in casa, parmigiano, mozzarelle e provola (il mio grande amore!), i rarissimi friarielli che si trovano solo in quella zona d’Italia (una specie di cime di rapa), torroncini Strega… E comunque, nonostante l’influenza del Nord, ogni volta che andiamo a Napoli, bisogna cercare di calmare gli entusiasmi culinari della suocera, che se abbandonata a se stessa, produrrebbe una quantità di cibo per un reggimento. E per quanto sempre più leggero di quanto preveda la tradizione partenopea, non sempre perfettamente digeribile dalla sottoscritta. Ecco una piccola scena da prima colazione di qualche anno fa.

Sulla tavola della cucina latte, caffé (ma quanto caffé bevono a Napoli? ogni due ore praticamente!), marmellata e un cestone di biscotti fatti in casa, i taralli. Io, golosa come sono, ne approfitto per assaggiarli, mia suocera mi tranquillizza dicendo che sono molto leggeri perchè la ricetta non prevede burro… “eh si’, niente burro, c’è solo la sugna (strutto)! “. Pff, il boccone mi si è fermato in gola!

Ed infine, un altro tributo deve andare all’ ospitalià delle persone, che contrasta con quello che spesso si trova al Nord. Che la padrona di casa ti offra li’ per li’ di fermarti a pranzo/ cena all’ultimo momento e, scusandosi se è poco, ti sforni in quattro e quattotto un pasto di sei portate, non è da tutti! E attenzione, se chiedete una pasta semplice con il sugo di pomodoro, potreste far preoccupare la cuoca, che vi chiederà se state male e siete malati!

Negli anni ho molto rivalutato Napoli, ma non credo che sarei capace di viverci. Sono sempre stata abituata a girare in bicicletta, ad avere a disposizione molti spazi verdi, infrastrutture sportive e ricreative bene organizzate, parchi, una calma residenziale che li’ non si trova. Girare in bici a Napoli equivale firmare una condanna a morte, ancora adesso quando attraverso la strada mi aggrappo al braccio di MA perchè ho paura, perchè non so prevedere cosa faranno gli automobilisti al passaggio pedonale, se si fermeranno o se tireranno dritto tranquillamente senza farsi problemi!

La prima volta che i miei genitori sono venuti a Napoli in auto, mio papà è arrivato con lo sguardo allucinato, perchè da Roma in giù non riusciva più a capire quale codice della strada la gente seguisse.

Il Sud è un mondo a parte, se ci sei nato sei abituato, non ti stupisci più di niente, per una polentona come me è un universo affascinante, che rimane piacevole per le vacanze, ma che richederebbe un notevole spirito di adattamento, devo ammetterlo.