Chi lascia la strada vecchia per la nuova…

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia, ma non sa quello che trova”.

Ecco, è esattamente quello che è successo a noi ieri sera.

Premetto che io sono una persona estremamente abitudinaria, pero’ qualche volta ho dei momenti di “pazzia” e mi ritrovo ad aver voglia di introdurre alcun cambiamenti per rendermi la vita avventurosa (ndr da leggere con tono ironico eh!)

E fu cosi’ che, in un attimo di pura follia, ho proposto a MA di lasciare la strada della nostra amata pizzeria, faticosamente scovata dopo attente ricerche, per intraprendere una strada totalmente sconosciuta, che doveva portarci verso un nuovo mondo pizzesco, in zona Place de la Bastille. Tutto cio’ sulla base di voci di corridoio internet, che promettevano incommensurabili delizie per i fini palati partenopei (doc o di adozione), sventolando sotto il mio naso, altamente snob per questioni di pizza e affini, mirabolanti foto di arditissimi capolavori culinari. Sembrava quasi di sentirne il profumo attraverso lo schermo del pc.

Sulla base di queste favolose promesse, ho passato i tre giorni che mi separavano dal sabato sera in trepidante attesa, perchè, nonostante le mie nausee quotidiane, la pizza mantiene il suo fascino per le mie papille gustative.

Ci siamo studiati accuratamente il percorso, riflettendo sul posto migliore dove parcheggiare, ci siamo informati sugli orari e, visto che il locale non accetta prenotazioni, abbiamo strategicamente pensato di arrivare all’ora di apertura (19:30) per essere sicuri di avere un tavolo per un’orario decente, visto che poi Paciocco qui in pancia non ama cenare tardi e verso le 20 comincia a sbattere la forchetta sulla tavola, reclamando il cibo.

Eccoci quindi lanciati in direzione Bastille, senza intenti rivoluzionari, ma semplicemente e felicemente affamati. Ore 19:15 giungiamo in vista della leggendaria pizzeria. Davanti a noi, mannaggia mannaggia, già una trentina di persone che premono sulla porta di entrata, ancora chiusa. Quando arriviamo proprio davanti al locale ci accorgiamo che siamo stati ottimisti: la coda che avevamo avvistato da lontano non è che il principio di un lunghissimo serpentone di persone, più di 150, che continua in un vicoletto a fianco delo locale! Ci guardiamo allibiti per cotanta affluenza, mai ci saremmo aspettati una cosa simile!

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Questo è un tipico fenomeno parigino, o almeno a me è capitato di vederlo solo qui. Ci sono alcuni locali, siano pizzerie, bistrot, bar, pasticcerie, che a seconda dei periodi vanno estremamente per la maggiore. Le voci corrono, la folla richiama altra folla ed ecco che si crea un fenomeno di massa, tutti vogliono andare in quel determinato locale, si è disposti a fare delle code di ore per avere un tavolo. Stessa cosa succedeva nella pasticceria dove ho lavorato per due anni: la specialità della casa era (ed è tuttora) cosi’ apprezzata che la gente a Natale e Pasqua era disposta a fare ore di attesa per avere assolutamente il dolce per il giorno di festa!

Io non sono paziente, quindi potete immaginare come abbia reagito. Di certo non sono disposta ad aspettare in piedi, a stomaco vuoto (o quasi, visto che il pomeriggio mangio ogni due ore), senza un orario indicativo per avere un tavolo.

Pochi minuti prima dell’apertura un cameriere dal chiaro accento napoletano esce in strada per avvisare che all’interno ci sono 120 coperti ed è chiaro che noi non siamo tra i 120 fortunati. Infatti, quando il locale apre le porte, prima di noi rimangono almeno 40 persone, escluse dal Paradiso. Ce ne andiamo, irritati e delusi, optiamo per un pub (proposto da un amico francese, che ieri sera era uscito con noi, sulla base di Tripadvisor) e rimpiazziamo la pizza con un banalissimo e volgarissimo hamburger, dopo aver escluso dallo scarso menu’ del pub tutto quello che conteneva ingredienti che io, sotto lo spauracchio della maledetta toxoplasmosi, non posso mangiare. Chiedo cortesemente al cameriere, chiaramente poco sveglio, di non mettere verdura cruda nel mio hamburger e di cuocere bene la carne. Mi arriva un panino con dentro dell’insalata e delle cipolle e la carne che a casa mia è considerata cotta ma non troppo… ehmmm. Per fortuna non era rosata, per cui ancora accettabile, ma di certo non ben cotta, concetto che qui in Francia non è per niente chiaro. Tolgo l’insalata, con le cipolle non riesco perchè sono incollate alla carne praticamente. Verdetto: accettabile ma non memorabile. Quello che non ho dimenticato, invece, sono state le cipolle, che mi hanno svegliato alle 6 di mattina con un forte senso di nausea.

Morale della favola: mai lasciare la propria pizzeria di fiducia, mai cadere in tentazione di canti di sirene sentiti su internet. Per consolarmi stasera la pizza l’ho fatta io e MA era cosi’ contento del risultato che mi ha detto:”Napoli ti consegna le chiavi della città!”.

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Fatte ‘na pizza

Una cicogna sulla Tour Eiffel?

Gli italiani all’estero sanno benissimo che, nonostante gli anni passino, non ci si integra mai completamente nel Paese ospitante e la nostra italianità rimane sempre li’, soprattutto per quanto riguarda la CUCINA.

Per quanto la Francia sia conosciuta per la sua tradizione gastronomica, io rimango profondamente sostenitrice della nostra cucina!

A me la pasta ed il riso scotti, come contorno di carne e pesce, continuano a sembrare una cosa barbara, per non parlare di chi condisce un piatto di pasta con il ketchup al posto di una salsa di pomodoro fatta in casa! E poi quando mi chiedono:” Ma tu la pasta a casa la cuoci al dente?”.  Oddio, come spiegarti povero barbaro gallico, che “al dente” non è un’opzione di cottura ma il solo modo di cuocere la pasta?!

E cosi, quando sono stanca e la lontananza da casa si fa sentire, ecco che arriva prepotente ed irrinunicabile il desiderio di…PIZZA! Si’, perchè per me rimane sempre lei il mio grande amore culinario, la pizza non si tocca, è sacra!  La pizza è il mio antidepressivo naturale, lo diceva anche il mio amico Pino (Daniele):

” Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa,

vedrai che il mondo poi ti sorriderà!”.

Durante il mio primo viaggio a Napoli nel 2009, per conoscere i miei suoceri, ho provato per la prima volta la vera pizza napoletana e da quel momento mi si è spalancato davanti un nuovo mondo! Ho rinnegato la pizza conosciuta e mangiata fino ad allora ed adesso sono un’integralista al 100%.

Questo amore viscerale mi ha spinto a cercare, fin dai primi tempi in Francia, una pizzeria napoletana doc che potesse supplire ai nostri bisogni nei momenti in cui il desiderio di pizza si fa più impellente. Le pizzerie a Parigi non mancano di certo ma abbiamo dovuto fare un’ attenta scrematura perchè anche quelle che si proclamano italiane autentiche possono nascondere brutte sorprese.

Cosi quando passeggiamo per questa città gigantesca e passiamo davanti ai mille mila ristoranti di cui è popolata, il mio occhio clinico investiga attraverso le vetrine dei ristoranti alla ricerca della vera pizza. In questo modo, fino ad ora, di pizzerie napoletane doc ne abbiamo trovate 3, nel corso di questi anni. E siccome precorriamo i tempi, le abbiamo individuate agli albori, quando avevano appena aperto e non erano ancora molto frequentate. Il problema che interviene in seguito è che, non appena la notizia inizia a spargersi ed i clienti aumentano, la qualità dei prodotti diminuisce, insieme alle porzioni. L’unica cosa che tende ad aumentare sono naturalmente i prezzi.

L’ultima scoperta, risalente a novembre 2014, ce la teniamo più gelosamente per noi, senza diffondere troppo la voce, per non correre lo stesso rischio!

E quindi, cosa c’è di meglio che passare un sabato sera in compagnia di amici italiani (accuratamente selezionati per diventare depositari di un segreto cosi’ prezioso), mangiando una pizza? La vera, autentica, serata all’italiana:

– quella in cui, ti dimentichi per un po’, di essere in terra straniera, sei circondato da gente che parla la tua lingua, a voce alta, gesticolando!

-quella in cui, quando il cameriere arriva con il tuo piatto, ti si stampa in faccia un sorriso da ebete, il profumo e il calore ti avvolgono e tu vai in estasi;

-quella in cui, quando finisci la cena, ti alzi da tavola leggero e non sei costretto a berti un bicchiere di Idraulico Liquido appena arrivi a casa per digerire il macigno che hai sullo stomaco, come succede di solito quando ti nutri con cibo francese;

-quella in cui, quando paghi il cameriere, gli fai un sorrisone a 34 denti, come se ti avesse fatto il più grande piacere della tua vita, dimenticandoti che stai pagando il doppio del prezzo che pagheresti a Napoli… ma i soldi non sono tutto, no?

Viva la pizza!!

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