Accoppiata Nord-Sud: battesimo napoletano

La prima volta che sono stata a Napoli ero in quarta superiore, quattro giorni di gita che prevedevano Pompei, reggia di Caserta, Capri, Sorrento. Il giorno della gita a Capri diluviava e ci hanno dirottato quindi a Napoli, per una visita della città.

Quando il pullmann ha attraversato i quartieri periferici della città, mi ricordo che ho guardato dal finestrino allucinata dal degrado che scorgevo. Una volta arrivati in centro, il professore di filosofia che si era assunto il ruolo di Cicerone, essendo napoletano (e per di più di cognome si chiamava Napoli!) ha avuto la brillante idea di cominciare dai quartieri spagnoli!

Ora, per chi non è mai stato a Napoli, è necessario spenderci due parole: si tratta di una zona nel pieno centro della città, caratterizzata da vicoletti, sicuramente caratteristici e pieni di fascino, ma ecco… se ci andate state attenti agli effetti personali! Come mi ha spiegato poi un altro amico napoletano parecchi anni dopo, nei Quartieri vige la regola che se sei un autoctono non vieni disturbato, se ti manifesti chiaramente come turista allora rischi di perdere portafoglio, macchina fotografica e quant’altro ti porti appresso. E difatti, quel lontano giorno del 1999 un gruppo di scolari di Padova usci’ alleggerito di parecchie cose da quel tour nei Quartieri.

Se aggiungiamo che poi, mentre aspettavamo di attraversare civilmente ad un passaggio pedonale, un’auto per fare una curva e superare un altro conducente è salita tranquillamente sul marciapiede in cui mi trovavo io, costringendomi a fare un balzo all’indietro, ecco potete capire perchè io sia rimasta traumatizzata da Napoli. Fino ad arrivare a dichiarare: “Io qui non ci mettero’ mai più piede!”.

Le ultime parole famose.

Invece ci sono tornata proprio dieci anni dopo, nel dicembre del 2009, per conoscere i miei suoceri e la famiglia di mia cognata.

Devo ammettere che la città che mi si è presentata davanti mi è parsa molto molto diversa da come la ricordavo…sarà perchè ho avuto una buona guida, sarà perchè la guardavo con gli occhi a cuoricino per la vicinanza di MA…

Sicuramente Napoli ha i suoi grandi difetti, le sue pecche, i suoi punti deboli, pero’ la bellezza della città non si discute. Via Chiaia, Mergellina, il Castello di San Martino, il Cristo Velato, Piazza Plebiscito, Castel dell’Ovo, il Maschio Angioino… per non parlare poi di tutta la zona della Costiera, Capri, Sorrento, Amalfi.

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La quantità di bellezze che sono concentrate in quello stretto pezzo di terra è incredibile, solo che, come sempre, noi italiani siamo dei grandi fessi, non siamo in grado di proteggere e rivalutare tutto quello che abbiamo, cosa che invece i francesi sono fin troppo bravi a fare.

Se a tutte le bellezze paesaggistiche e urbanistiche ci aggiungiamo una cucina strepitosa, il quadro è perfettto. La scoperta della vera pizza doc napoletana è stata una vera epifania nella mia vita, che mi ha portato a rinnegare quanto prima classificavo sotto il nome di “pizza”. Sempre il nostro amico napoletano dei Quartieri, ha coniato il termine di “pizzoide” per indicare le mere imitazioni. Comunque sul cibo di questa terra va dedicato per forza un post a parte!

Per fortuna, in famiglia di MA, non c’è l’abitudine ai lauti pranzi tipici del Sud, essendo mia suocera cresciuta per molti anni in Liguria. Questo mi evita, durante le visite a Napoli, di ripartire dopo le vacanze con kg in più addosso, anche se le valigie non possono sottostare alla stessa regola e sono piene di barattoli di pummarola fatta in casa, parmigiano, mozzarelle e provola (il mio grande amore!), i rarissimi friarielli che si trovano solo in quella zona d’Italia (una specie di cime di rapa), torroncini Strega… E comunque, nonostante l’influenza del Nord, ogni volta che andiamo a Napoli, bisogna cercare di calmare gli entusiasmi culinari della suocera, che se abbandonata a se stessa, produrrebbe una quantità di cibo per un reggimento. E per quanto sempre più leggero di quanto preveda la tradizione partenopea, non sempre perfettamente digeribile dalla sottoscritta. Ecco una piccola scena da prima colazione di qualche anno fa.

Sulla tavola della cucina latte, caffé (ma quanto caffé bevono a Napoli? ogni due ore praticamente!), marmellata e un cestone di biscotti fatti in casa, i taralli. Io, golosa come sono, ne approfitto per assaggiarli, mia suocera mi tranquillizza dicendo che sono molto leggeri perchè la ricetta non prevede burro… “eh si’, niente burro, c’è solo la sugna (strutto)! “. Pff, il boccone mi si è fermato in gola!

Ed infine, un altro tributo deve andare all’ ospitalià delle persone, che contrasta con quello che spesso si trova al Nord. Che la padrona di casa ti offra li’ per li’ di fermarti a pranzo/ cena all’ultimo momento e, scusandosi se è poco, ti sforni in quattro e quattotto un pasto di sei portate, non è da tutti! E attenzione, se chiedete una pasta semplice con il sugo di pomodoro, potreste far preoccupare la cuoca, che vi chiederà se state male e siete malati!

Negli anni ho molto rivalutato Napoli, ma non credo che sarei capace di viverci. Sono sempre stata abituata a girare in bicicletta, ad avere a disposizione molti spazi verdi, infrastrutture sportive e ricreative bene organizzate, parchi, una calma residenziale che li’ non si trova. Girare in bici a Napoli equivale firmare una condanna a morte, ancora adesso quando attraverso la strada mi aggrappo al braccio di MA perchè ho paura, perchè non so prevedere cosa faranno gli automobilisti al passaggio pedonale, se si fermeranno o se tireranno dritto tranquillamente senza farsi problemi!

La prima volta che i miei genitori sono venuti a Napoli in auto, mio papà è arrivato con lo sguardo allucinato, perchè da Roma in giù non riusciva più a capire quale codice della strada la gente seguisse.

Il Sud è un mondo a parte, se ci sei nato sei abituato, non ti stupisci più di niente, per una polentona come me è un universo affascinante, che rimane piacevole per le vacanze, ma che richederebbe un notevole spirito di adattamento, devo ammetterlo.

Fatte ‘na pizza

Una cicogna sulla Tour Eiffel?

Gli italiani all’estero sanno benissimo che, nonostante gli anni passino, non ci si integra mai completamente nel Paese ospitante e la nostra italianità rimane sempre li’, soprattutto per quanto riguarda la CUCINA.

Per quanto la Francia sia conosciuta per la sua tradizione gastronomica, io rimango profondamente sostenitrice della nostra cucina!

A me la pasta ed il riso scotti, come contorno di carne e pesce, continuano a sembrare una cosa barbara, per non parlare di chi condisce un piatto di pasta con il ketchup al posto di una salsa di pomodoro fatta in casa! E poi quando mi chiedono:” Ma tu la pasta a casa la cuoci al dente?”.  Oddio, come spiegarti povero barbaro gallico, che “al dente” non è un’opzione di cottura ma il solo modo di cuocere la pasta?!

E cosi, quando sono stanca e la lontananza da casa si fa sentire, ecco che arriva prepotente ed irrinunicabile il desiderio di…PIZZA! Si’, perchè per me rimane sempre lei il mio grande amore culinario, la pizza non si tocca, è sacra!  La pizza è il mio antidepressivo naturale, lo diceva anche il mio amico Pino (Daniele):

” Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa,

vedrai che il mondo poi ti sorriderà!”.

Durante il mio primo viaggio a Napoli nel 2009, per conoscere i miei suoceri, ho provato per la prima volta la vera pizza napoletana e da quel momento mi si è spalancato davanti un nuovo mondo! Ho rinnegato la pizza conosciuta e mangiata fino ad allora ed adesso sono un’integralista al 100%.

Questo amore viscerale mi ha spinto a cercare, fin dai primi tempi in Francia, una pizzeria napoletana doc che potesse supplire ai nostri bisogni nei momenti in cui il desiderio di pizza si fa più impellente. Le pizzerie a Parigi non mancano di certo ma abbiamo dovuto fare un’ attenta scrematura perchè anche quelle che si proclamano italiane autentiche possono nascondere brutte sorprese.

Cosi quando passeggiamo per questa città gigantesca e passiamo davanti ai mille mila ristoranti di cui è popolata, il mio occhio clinico investiga attraverso le vetrine dei ristoranti alla ricerca della vera pizza. In questo modo, fino ad ora, di pizzerie napoletane doc ne abbiamo trovate 3, nel corso di questi anni. E siccome precorriamo i tempi, le abbiamo individuate agli albori, quando avevano appena aperto e non erano ancora molto frequentate. Il problema che interviene in seguito è che, non appena la notizia inizia a spargersi ed i clienti aumentano, la qualità dei prodotti diminuisce, insieme alle porzioni. L’unica cosa che tende ad aumentare sono naturalmente i prezzi.

L’ultima scoperta, risalente a novembre 2014, ce la teniamo più gelosamente per noi, senza diffondere troppo la voce, per non correre lo stesso rischio!

E quindi, cosa c’è di meglio che passare un sabato sera in compagnia di amici italiani (accuratamente selezionati per diventare depositari di un segreto cosi’ prezioso), mangiando una pizza? La vera, autentica, serata all’italiana:

– quella in cui, ti dimentichi per un po’, di essere in terra straniera, sei circondato da gente che parla la tua lingua, a voce alta, gesticolando!

-quella in cui, quando il cameriere arriva con il tuo piatto, ti si stampa in faccia un sorriso da ebete, il profumo e il calore ti avvolgono e tu vai in estasi;

-quella in cui, quando finisci la cena, ti alzi da tavola leggero e non sei costretto a berti un bicchiere di Idraulico Liquido appena arrivi a casa per digerire il macigno che hai sullo stomaco, come succede di solito quando ti nutri con cibo francese;

-quella in cui, quando paghi il cameriere, gli fai un sorrisone a 34 denti, come se ti avesse fatto il più grande piacere della tua vita, dimenticandoti che stai pagando il doppio del prezzo che pagheresti a Napoli… ma i soldi non sono tutto, no?

Viva la pizza!!

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