Una settimana dopo

Sono già passati sette giorni dall’inferno di venerdi’ scorso qui a Paris. Nel frattempo è in corso un altro attacco in un hotel di Bamako, in Mali. L’incubo prosegue e come continua a ripetere Manuel Valls, il primo ministro francese, siamo ben lontani da un ritorno alla normalità.

Se siete alla ricerca di una testimonianza sulla vita quotidiana parigina in un periodo di allarme terrorismo non posso esservi molto utile purtroppo. In primis perchè negli ultimi mesi, complice la panza che cresce, evito di andare in posti affollati, nelle zone centrali di Paris e preferisco andare a passeggiare in mezzo al verde e lontano dai turisti e dalla calca del centro. In secondo luogo perchè anche quando vado al lavoro, ho poco più di mezzora di strada a piedi da fare e quindi rimango sempre nei dintorni di casa, evitando mezzi pubblici e restando in quartieri un po’ più periferici e tranquilli. Le zone calde, quelle degli attacchi sia a Charlie Hebdo che al Bataclan e delle altre sparatorie di venerdi’ scorso, si trovano nella parte nord della città e noi per fortuna viviamo e lavoriamo nella zona sud.

Quindi non posso essere un’autorevole fonte per raccontarvi come sta reagendo la città di fronte a questo allarme terrorismo e sinceramente non ci tengo nemmeno. Mi ritengo molto fortunata di non dover prendere ogni giorno il metro o gli autobus,  di non essere costretta a girare in pieno centro, di rimanermene defilata nel mio angolino di mondo parigino. Anzi non vedo l’ora di lasciare anche questo scorcio di Paris che mi resta e di poter finalmente traslocare in piena campagna, a fine gennaio. Quando ho raccontato a  mio papà queste cose, il suo commento è stato:”E’ un peccato abitare a Parigi e non potersela godere!”. Sicuramente ha ragione, anche se per il momento le mie priorità sono altre e lasciare questa città per andare ad abitare in banlieu (periferia) mi risolleva il morale. Gli ultimi avvenimenti hanno rinforzato questo sentimento.

Certo mi si stringe il cuore a lasciare Parigi in questo stato. Perchè nonostante io giri poco e frequenti poco il centro, nonostante i parigini cerchino di non farsi paralizzare dalla paura continuando a uscire a cena, a teatro, non facendosi bloccare in casa dalla paura, io sento un’atmosfera diversa, un’inquietudine di fondo che non è possibile ignorare, anche se la gente cerca di far finta di nulla e continua a fare la sua vita. Questa è almeno la mia impressione: che i francesi tentino di dimostrarsi forti, di non lasciarsi intimorire da questi pazzi furiosi che vogliono minare le basi della loro libertà. Perchè i francesi sono i fieri eredi dei rivoluzionari che hanno combattuto per la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza. Ma credo che in fondo ognuno nasconda gli stessi sentimenti: una stretta al cuore al suono di ogni sirena per strada (a me sembra veramente che se ne sentano molte di più, non so se è solo suggestione), il bisogno la mattina appena svegli di accendere la tv per sapere se si sono verificati altri orrori, la sensazione di vivere in bilico su qualcosa, in attesa che questo qualcosa si sbilanci ancora una volta. Senza sapere per il momento come evitarlo.

 

 

 

Chi lascia la strada vecchia per la nuova…

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia, ma non sa quello che trova”.

Ecco, è esattamente quello che è successo a noi ieri sera.

Premetto che io sono una persona estremamente abitudinaria, pero’ qualche volta ho dei momenti di “pazzia” e mi ritrovo ad aver voglia di introdurre alcun cambiamenti per rendermi la vita avventurosa (ndr da leggere con tono ironico eh!)

E fu cosi’ che, in un attimo di pura follia, ho proposto a MA di lasciare la strada della nostra amata pizzeria, faticosamente scovata dopo attente ricerche, per intraprendere una strada totalmente sconosciuta, che doveva portarci verso un nuovo mondo pizzesco, in zona Place de la Bastille. Tutto cio’ sulla base di voci di corridoio internet, che promettevano incommensurabili delizie per i fini palati partenopei (doc o di adozione), sventolando sotto il mio naso, altamente snob per questioni di pizza e affini, mirabolanti foto di arditissimi capolavori culinari. Sembrava quasi di sentirne il profumo attraverso lo schermo del pc.

Sulla base di queste favolose promesse, ho passato i tre giorni che mi separavano dal sabato sera in trepidante attesa, perchè, nonostante le mie nausee quotidiane, la pizza mantiene il suo fascino per le mie papille gustative.

Ci siamo studiati accuratamente il percorso, riflettendo sul posto migliore dove parcheggiare, ci siamo informati sugli orari e, visto che il locale non accetta prenotazioni, abbiamo strategicamente pensato di arrivare all’ora di apertura (19:30) per essere sicuri di avere un tavolo per un’orario decente, visto che poi Paciocco qui in pancia non ama cenare tardi e verso le 20 comincia a sbattere la forchetta sulla tavola, reclamando il cibo.

Eccoci quindi lanciati in direzione Bastille, senza intenti rivoluzionari, ma semplicemente e felicemente affamati. Ore 19:15 giungiamo in vista della leggendaria pizzeria. Davanti a noi, mannaggia mannaggia, già una trentina di persone che premono sulla porta di entrata, ancora chiusa. Quando arriviamo proprio davanti al locale ci accorgiamo che siamo stati ottimisti: la coda che avevamo avvistato da lontano non è che il principio di un lunghissimo serpentone di persone, più di 150, che continua in un vicoletto a fianco delo locale! Ci guardiamo allibiti per cotanta affluenza, mai ci saremmo aspettati una cosa simile!

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Questo è un tipico fenomeno parigino, o almeno a me è capitato di vederlo solo qui. Ci sono alcuni locali, siano pizzerie, bistrot, bar, pasticcerie, che a seconda dei periodi vanno estremamente per la maggiore. Le voci corrono, la folla richiama altra folla ed ecco che si crea un fenomeno di massa, tutti vogliono andare in quel determinato locale, si è disposti a fare delle code di ore per avere un tavolo. Stessa cosa succedeva nella pasticceria dove ho lavorato per due anni: la specialità della casa era (ed è tuttora) cosi’ apprezzata che la gente a Natale e Pasqua era disposta a fare ore di attesa per avere assolutamente il dolce per il giorno di festa!

Io non sono paziente, quindi potete immaginare come abbia reagito. Di certo non sono disposta ad aspettare in piedi, a stomaco vuoto (o quasi, visto che il pomeriggio mangio ogni due ore), senza un orario indicativo per avere un tavolo.

Pochi minuti prima dell’apertura un cameriere dal chiaro accento napoletano esce in strada per avvisare che all’interno ci sono 120 coperti ed è chiaro che noi non siamo tra i 120 fortunati. Infatti, quando il locale apre le porte, prima di noi rimangono almeno 40 persone, escluse dal Paradiso. Ce ne andiamo, irritati e delusi, optiamo per un pub (proposto da un amico francese, che ieri sera era uscito con noi, sulla base di Tripadvisor) e rimpiazziamo la pizza con un banalissimo e volgarissimo hamburger, dopo aver escluso dallo scarso menu’ del pub tutto quello che conteneva ingredienti che io, sotto lo spauracchio della maledetta toxoplasmosi, non posso mangiare. Chiedo cortesemente al cameriere, chiaramente poco sveglio, di non mettere verdura cruda nel mio hamburger e di cuocere bene la carne. Mi arriva un panino con dentro dell’insalata e delle cipolle e la carne che a casa mia è considerata cotta ma non troppo… ehmmm. Per fortuna non era rosata, per cui ancora accettabile, ma di certo non ben cotta, concetto che qui in Francia non è per niente chiaro. Tolgo l’insalata, con le cipolle non riesco perchè sono incollate alla carne praticamente. Verdetto: accettabile ma non memorabile. Quello che non ho dimenticato, invece, sono state le cipolle, che mi hanno svegliato alle 6 di mattina con un forte senso di nausea.

Morale della favola: mai lasciare la propria pizzeria di fiducia, mai cadere in tentazione di canti di sirene sentiti su internet. Per consolarmi stasera la pizza l’ho fatta io e MA era cosi’ contento del risultato che mi ha detto:”Napoli ti consegna le chiavi della città!”.

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Saldi saldi saldi!

Qui a Parigi i saldi sono iniziati il 24 giugno e termineranno il 4 agosto. Mi sembra che il periodo sia più lungo del solito, sarà la crisi che spinge i commercianti a prolungare la cosa.

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Non sono una grande amante dei saldi, odio stare chiusa nei centri commerciali con una marea di gente impazzita che sgomita per accapparrarsi l’ultimo paio di scarpe numero 39 (si’, perchè a quanto pare il mio numero è proprio quello che non c’è mai nei negozi), che ti frega sotto gli occhi la maglietta che tu avevi addocchiato, ma da fessa ti sei lasciata prendere dal dubbio e ora è troppo tardi.

Oltre al fatto di non sopportare l’orda barbarica di assatanati nel periodo dei saldi, sia a me che a MA i centri commerciali fanno venire sonno: all’inizio giriamo per negozi tutti belli pimpanti e motivati, ma basta meno di mezzora per trasformaci in una specie di zombies, che trascinano i piedi e dagli gli occhi vacui. Non so come mai, forse perchè c’è solo luce artificiale e poi d’inverno è sicuramente il riscaldamento che è micidiale e ti rimbecillisce. O forse è semplicemente dovuto al fatto che nessuno di noi due è amante dello shopping, non è proprio un piacere, ma una vera necessità: quando ci accorgiamo che abbiamo bisogno di un paio di scarpe o di una giacca, allora ci facciamo coraggio e ci buttiamo nella ressa. Il nostro motto è: “rapido e indolore” e infatti tutti e due siamo sempre molto veloci nel prendere le nostre decisioni, evitando di sostare un’ora per scegliere un paio di scarpe o un vestito (per dire, anche per il vestito da sposa ho visitato un solo negozio e ho scelto da sola in mezzora, dopo aver provato quattro modelli).

Ieri pensavo di essere stata particolarmente furba: mercoledi’, tardo pomeriggio, 40°C fuori, ma chi vuoi che vada al centro commerciale? E cosi’, su questo lampo di genio dell’ultimo minuto, complice il fatto che MA era tornato prima dal lavoro e che eravamo euforici per gli esiti delle analisi, ci siamo lasciati trasportare dall’entusiasmo e abbiamo preso la macchina, direzione “La Vache Noire” (La Mucca Nera!), il centro commerciale vicino a casa, dal nome strano lo ammetto ma è il mio preferito, perchè è vicino e poi è l’unico che ha grandi vetrate sul tetto, per cui è più luminoso degli altri.

Un quarto d’ora per scegliere, comprare e pagare un paio di scarpe a testa, ottimo! Passiamo poi da HEMA, uno dei miei negozi preferiti, di origine olandese, che vende di tutto a prezzi eccezionali, dalla cartoleria ai dolci, alle cose per la casa. Anche qui efficacissimi, mi serviva un quaderno carino per tenere una sorta di diario della gravidanza.

Arriviamo tutti baldanzosi da H&M e qui casca l’asino, come sempre. Anche se il negozio sembrava poco affollato, la coda per i camerini era bella lunga, anche perchè i furboni avevano chiuso quelli per gli uomini e quindi eravamo tutti nella stessa fila! E tutta questa attesa per provare e comprare solo tre reggiseni!  Eh già, ne avevo proprio bisogno, il più grande cambiamento finora è nelle dimensioni del mio paraurti anteriore! Nonostante io viva qui da sei anni, di solito questo tipo di acquisti li rimando sempre ai rientri in Italia, perchè non mi piace il sistema di taglie che hanno qui e lo trovo complicato e prolisso. Cosi’ mi ci è voluto più di un quarto d’ora per decidere a naso che taglia prendere e una ventina di minuti per avere diritto ad un camerino! C’era gente che aveva da provare metà degli articoli del negozio! dai forza, ho solo un paio di reggitette io da provare!

Dopo la sosta da H&M ci è venuto il consueto abbiocco e ci siamo ritirati, direzione casetta.

Gli acquisti che mi mancano li rimandero’ prossimamente, quando mi sentiro’ abbastanza coraggiosa da ritornare in un centro commerciale, magari quando non ci sono 40°C fuori (ah si’ perchè al contrario degli USA dove ti mettono i condizionatori ovunque e a palla, qui anche nei centri commerciali non ci sono sempre, dipende se il negozio ha voglia di spendere soldi in bolletta dell’elettricità per la sopravvivenza dei dipendenti e dei clienti!). Tirchioni!

Il record del secolo, scene da laboratorio e altre storie…

Mi sembra che questa giornata sia durata il doppio del solito…

Sarà che mi sono svegliata alle 4:45 (emergenza pipi’, piccoli inconvenienti della mia attuale condizione) e per il caldo non sono più riuscita ad addormentarmi, rimanendo in un fastidioso stato di dormiveglia in cui come al solito mi vengono pensieri assurdi…

Sarà che oggi a Parigi è stato battuto il record di temperatura, arrivando a 39,4°C, cosa che era successa in tutta la storia solo nel 1947, e battendo anche la terribile canicola del 2003, che qui in Francia è vista come una sorte di epidemia di peste bubbonica.

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Sarà che tutta la giornata l’ho passata con l’angoscia dei risultati delle analisi di stamattina, per confermare che il tasso di beta HCG aumenti come atteso (dovrebber duplicare ogni 48 ore).

Questa è stata la cosa peggiore, che mi ha fatto dormire malissimo, perchè l’altra volta in cui ho avuto l’aborto si era capito che le cose non andavano bene proprio dalle seconde analisi che avevo fatto.

E cosi’ stamattina ero un fascio di nervi e la scena che mi si è parata davanti in laboratorio non mi ha aiutato a distendermi. Innanzitutto devo dirvi che io quel laboratorio l’ho scelto solo per la vicinanza a casa (meno di cinque minuti in bici all’andata complice una mega discesa, il ritorno è un altro paio di maniche). Visto che ci vado in media 6 volte al mese e devo svegliarmi presto, per comodità ho scelto quello, ma se fossi meno pigra avrei già tagliato la corda da tempo. Le segretarie ed i medici la mattina sono spesso in ritardo, una volta avevano pure dimenticato le chiavi e hanno aperto con un’ora di ritardo. In più hanno tutti una faccia da culo (tranne un medico molto carino che pero’ c’è poco ultimamente) e se non hanno voglia di alzarsi presto la mattina potrebbero anche cambiare lavoro, dico io! Poi quando devono faxare i risultati a SuperS, si dimenticano o sono in ritardo e bisogna chiamarli al telefono (e non sempre rispondono).Ed infine, la chicca: ogni volta che vado la segretaria (che cambia spesso) mi chiede: “Ha una mutuelle?” che qui in Francia è l’assicurazione medica complementare per coprire le spese che il sistema sanitario nazionale non prende a carico. E la mia risposta è sempre quella:”No, ho una copertura al 100% del sistema sanitario” per i miei problemi di fertilità. Non so quante volte ho portato la dichiarazione cartacea della cosa, se la sono fotocopiata, scannerizzata, annonata sul mio dossier internet…e ogni volta che cambia segretaria (in questo mese due volte per dire!) me la richiedono! Questa settimana me l’hanno richiesta due volte, lunedi (e si sono fatti una copia) e oggi (avevano riperso la copia!). Ma che è? Cosa ne fate di queste fotocopie? Le usate come carta igienica?

Poi, la segretaria è nuova, super lenta, una cosa incredibile, quindi stamattina in più la coda procedeva come sulla Salerno-Reggio Calabria!

Ed infine, dulcis in fundo, mi è capitata una dottoressa che non ho mai visto prima, io le avrei dato settant’ anni minimo e le tremavano le mani! Una ola alla riforma francese dell’età pensionabile, poi chi ne fa le spese sono le mie povere vene, già martoriate a sufficienza! Pure io tremavo alla vista del suo tremolio, poi sorpresa…non ho sentito nemmeno che mi infilava l’ago e l’ho rivalutata subito. L’ho persino ringraziata. Troppo presto! Quando mi ha tolto l’ago ho sentito uno strano rumore, TAC! Mai capitato prima,  ho gettato uno sguardo al mio braccio (quando mi fanno i prelievi giro sempre la testa dall’altra parte) e ho visto inorridita un fiotto di sangue che mi scorreva sul braccio e mi è persino arrivato alla mano! Ma che è? cosa hai combinato alla mia povera vena, vecchia rimbambita?

Ok, me ne sono tornata a casa innervosita, ho fatto colazione con MA, poi sono subito uscita per andare a camminare al parco, prima di tapparmi in casa per il resto della giornata. La passeggiata non è riuscita a rilassarmi come al solito, quando sono rientrata a casa mi sono messa a pulire per non pensare e sono stata presa da una specie di raptus, il demone di Mastro Lindo si è impossessato di me! Finchè sfinita, sono arrivata all’ora di pranzo, senza nessuna fame, e poi è iniziata l’attesa senza fine del pomeriggio , aggravata dal fatto che oggi non lavoravo. Nessuna notizia da SuperS, arrivano le 16:30 e doveva già avermi chiamato. Le ho mandato un sms, il laboratorio non le aveva inviato i risultati ovviamente! Ah ha! Imbecilli bis!

Ed ecco finalmente il secondo messaggio più bello della mia vita, finora: beta HCG a 14000! Altro che duplicare, qui abbiamo fatto il botto! Lei mi ha rassicurato dicendo che è perfetto. Io mi sono fatta come sempre un sacco di paranoie, dicendomi che forse era troppo alto, ho guardato su internet ma a quanto pare puo’ voler dire due cose: che l’embione è bello forte e quindi è sinonimo di una buonissima evoluzione della gravidanza, o… che sono due! Se cosi’ fosse… troppa grazia Sant’Antonio! Ma non ci credo… comunque io prendo tutto eh!

Non resta che aspettare la prima ecografia del 15 luglio in cui dovremmo sentire il battito, se tutto procede bene.

Devo solo cercare di rilassarmi e non farmi venire altre paranoie nel frattempo, mi sa che mi compro un dvd per un corso di yoga, anche se qualche anno fa non aveva avuto molti effetti su di me questa disciplina.

Se qualcuna di voi ha dei consigli da darmi per distendermi un attimo sono tutta orecchi!

zen

20 giugno 2009

Le donne che hanno avuto la fortuna di diventare mamme raccontano che, una volta che un figlio entra nella tua vita, tutto cambia cosi’ profondamente che non riesci nemmeno più a ricordarti come hai fatto prima a vivere senza.

Io questa esperienza, come sapete fin troppo bene, non l’ho ancora potuta fare, ma la sensazione di uno stravolgimento totale della vita l’ho provata sei anni fa esatti, quando ho incontrato MA. Da quel momento in poi è cambiato tutto e mi sono chiesta come ho fatto a stare senza di lui per i 28 anni precedenti!

Ero arrivata a Parigi da 11 giorni esatti, ero ancora spaesata tra il nuovo lavoro, il riprendere in mano il francese (che nonostante 4 mesi di Erasmus qui nel 2004, si era molto arrugginito), il cercare di creare una nuova quotidianità e una nuova cerchia di amici.

I primi tempi in un Paese straniero sono difficili soprattutto dal punto di vista sociale: hai lasciato la tua famiglia e i tuoi amici e devi ricominciare da zero, sei bisognoso di contatti, di relazioni che ti aiutino ad ambientarti e a sentire meno il distacco.

Per risolvere il problema mi ero subito attivata, iscrivendomi al gruppo ItaliansOnLine, che permette ai vari italiani sparsi per il mondo di incontrarsi e conoscersi nelle principali città straniere come Parigi, Londra, New York ecc ecc. Grazie a questo sito, veramente molto utile, avevo preso contatto con DE, una ragazza italiana di un paio d’anni più giovane, a Parigi da un anno e che lavorava come ragazza alla pari. Lei mi aveva proposto di uscire a bere qualcosa insieme ad altri suoi amici italiani. E cosi’ ci siamo date appuntamento per sabato 20 giugno, del lontano 2009, in un locale in centro (anche se dire centro a Parigi non vuol dire nulla, lo ammetto).

Quando quella sera di giugno ho preso il metro’ nella stazione vicina a casa, ho notato dietro di me due ragazze ed un ragazzo che ridevano ed “allungando le orecchie” ho sentito che erano italiani. “Incredibile, ci sono italiani ovunque” ho pensato. Arrivata alla stazione in cui dovevo scendere, mi sono accorta che scendevano anche questi tre!  Mi sono incamminata alla ricerca del bar dove avevo appuntamento, ho fatto un po’ di giri prima di trovarlo e quando ci sono arrivata davanti mi sono ritrovata di fronte i tre del metro’! Le coincidenze della vita: ed è cosi’ che ho conosciuto DE, il suo ragazzo C. ed una loro amica! C. abitava vicino a casa mia ed è per quel motivo che ci siamo ritrovati sullo stesso metro’.

All’appuntamento c’erano poi un altro ragazzo italiano, che avevo invitato io, ed una ragazza francese amica di questo ragazzo, che si era rivelata essere una grande amante dell’Italia e aveva imparato la nostra lingua con un accento romagnolo incredibile, visto che i suoi amici italiani erano di Bologna!

Mancava solo una persona, un amico di C. che lavorava con lui. Che scocciatura, io ho sempre odiato i ritardatari!  L’avrete capito già, il ritardatario era MA (e devo spezzare una lancia in suo favore dicendo che è stata una delle pochissime volte che è arrivato fuori orario e per colpa di ritardi sulla linea di trasporto!).

Abbiamo passato una serata veramente piacevole, parlando ad alta voce in un piccolo locale dove tutti ci guardavano, perchè si sa che gli italiani sono sempre quelli che fanno più cagnara degli altri, che gesticolano, che invece di parlare urlano quasi. Tutti i ragazzi attorno alla mia tavola erano molto simpatici, mi sono sentita subito a mio agio. In tutto cio’ devo ammettere che non ero stata particolarmente colpita da MA, non ho mai parlato direttamente solo con lui. Lui, invece, mi ha confidato anni dopo, mi aveva subito notata quando era arrivato e si era chiesto insospettito  se l’altro ragazzo italiano che avevo portato con me fosse il mio compagno.

La serata era stata cosi’ piacevole che ci siamo dati tutti di nuovo appuntamento per la sera successiva, per mangiare una pizza e vedere una partita Italia-Brasile. Quel 21 giugno 2009 è stato veramente il primo giorno in cui tutto è iniziato!

MA, ho scoperto dopo, si era fatto già un piano nella sua testa e quando è arrivato in pizzeria si è piazzato proprio di fronte a me e non mi ha lasciato in pace tutta la sera, chiaccherando a rotta di collo. Non ho nessun altro ricordo di quella sera a parte il tempo passato a parlare con lui, non so bene nemmeno di cosa, avevamo fatto talmente tanti discorsi che mi ricordo solo che mi ha raccontato che suonava la chitarra, “o meglio torturo la chitarra” come ha ammesso in tutta sincerità, il che è andato tutto a suo favore perchè io ho sempre avuto un debole per chi suona la chitarra! Lui si ricorda invece che io ho affermato di non volere figli perchè dopo tanti anni di baby-sitter ero allergica ai mocciosi e questa cosa lo aveva lasciato interdetto. No comment sulla mia frase please…

Il piano di MA ha funzionato alla grande e prima di tornare a casa ci siamo dati appuntamento per il venerdi successivo per l’aperitivo degli italiani organizzato da ItaliansOnLine. Ci siamo scambiati i numeri di telefono, al momento di segnarmi il suo mi sono resa conto che non mi ricordavo il suo nome, me lo aveva detto la sera prima facendo il giro dei nomi di tutti i presenti e io, come mi succede di solito in quei momenti, non riesco mai a imparare a memoria i nomi di chi mi circonda su due piedi… e naturalmente non avevo il coraggio di chiederglielo, cosi’ l’ho segnato con il nome di “Riccardo” sul cellulare, non so perchè, mi sapeva da Riccardo!

Il giorno successivo ho abilmente chiesto alla mia nuova amica DE come si chiamava veramente quel ragazzo, l’ho rintracciato sul Facebook e abbiamo cominciato a scriverci. Questa volta ho fatto io il primo passo. MA ha colto la palla al balzo e mi ha proposto di vederci anche mercoledi sera, visto che venerdi’ era lontano. Ed ecco fissato il nostro primo appuntamento, mercoledi 24 giugno 2009.

Mi rendo conto che questo post sta diventando troppo lungo, per cui credo che rimandero’ il resto del racconto a uno dei prossimi giorni… se insistete e vi dimostrate interessati anche a domani!

Stay tuned quindi!

Sei anni

Il 9 giugno 2009 ho preso l’aereo che mi ha cambiato la vita: un aereo che mi ha portato via dall’Italia, dalla mia casa, dalla mia famiglia, ma che mi ha permesso di conoscere MA e di sposarci.

Avevo saputo di aver avuto il posto all’Università solamente a fine aprile e dovevo iniziare a lavorare qui il 15 giugno, quindi l’ultimo mese italiano è stato un vero casino: dare la notizia alla mia capo che me ne sarei andata prima del previsto (il che ha generato non poche scenate, vista la quantità di lavoro che facevo e lo stipendio che mi passava l’Università di Padova), chiudere il conto in banca, preparare i bagagli, salutare tutti e …trovare un appartamento a Parigi. Quello era il punto più dolente da affrontare perchè, cari miei, trovare un buco decente in questa città è una specie di prova del fuoco! Conosco gente che per la disperazione stava pensando di rifare armi e bagagli e tornare in patria.

Il problema di questa città è che il mercato immobiliare, vista la pressante richiesta di alloggi, sa che ti puo’ proporre di tutto a prezzi esorbitanti perchè tanto qualcuno che accetta lo trovano sempre. Quindi è la routine trovare monolocali (qui chiamati “studio”) di dimensioni irrisorie, che vanno dai 9 metri quadri ai 25. Ed in nove metri quadri ci fanno stare angolo cottura e bagno, ci credete? Vi assicuro che è possibile. Se volete farvi un’idea delle condizioni di vita in cosi’ poco spazio basta che vi guardiate il film con Renato Pozzetto “Il ragazzo di campagna”!

Ancora peggio quelli che si trovano a vivere nelle cosiddette chambres de bonnes, cioè le stanze delle domestiche, che si trovano all’ultimi piano (leggi sottotetto) dei palazzi hausmaniani parigini. Ovviamente il bagno è sul pianerottolo!

Potete intuire quindi, vista la difficoltà di trovare un alloggio qui, come la cosa si complicasse ancora di più se la ricerca la dovevo fare dall’Italia, senza la possibilità di vedere personalmente quello che mi proponevano! E se la ricerca la dovevo fare ritagliandomi degli intervalli di tempo al lavoro, senza che la mia capo se ne accorgesse. Alla fine, esausta e disperata, con la prospettiva sempre più rela di andare a vivere sotto un ponte, mi sono rivolta ad un’agenzia immobiliare che mi ha trovato nel giro di due giorni uno studio di 27 metrii quadri (una reggia per gli standard parigini) per 850 euro al mese. Per soli 900 euro di spese di agenzia aggiuntive! Ahia!  Unico punto a favore: lo studio era poco lontano dall’Università e potevo andarci a piedi e a due passi da casa avevo la linea di metropolitana più recente di Parigi e la più veloce.

La ricerca della casa e i dettagli del trasferimento mi avevano cosi stressato che quel 9 giugno, mentre i miei mi accompagnavano a Venezia a prendere l’aereo, io in auto dormivo. Dormivo anche per cercare di non pensare, di ricacciare indietro le mille emozioni che mi giravano dentro, emozione per la nuova avventura, ma anche paura per l’ignoto, tristezza di lasciare tutto dietro di me cosi, senza avere avuto veramente il tempo di abituarmi all’idea…

Quando mi sono avviata verso i controlli di sicurezza, lasciando i miei genitori li’ a  guardarmi, sorridevo, non ho pianto (anche perchè la mamma aveva già preso i biglietti per venire a trovarmi dopo tre settimane), ma dentro avevo un vortice di sentimenti che mi scombussolava tutta.

Quando il taxi mi ha lasciato davanti al palazzo che sarebbe stato il mio nuovo domicilio, con le mie tre valigie, da sola, ho iniziato a realizzare veramente quello che stava succedendo. Il resto del pomeriggio l’ho passato a disfare i bagagli e pulire la mia minuscola casetta (non era male, le foto che avevo visto erano abbastanza veritiere) e personalizzare l’ambiente. Poi è stato il momento di fare un po’ di spesa, per potermi almeno sfamare quella sera e ho dovuto chiedere al supermercato di poter prendere in prestito il carrello per portare a casa tutte le provviste perchè a mano non ce la facevo. Hanno voluto che gli lasciassi un documento per essere sicuri che riportassi il carrello!

Tutte queste cose mi hanno fatto arrivare a sera in un baleno, senza permettermi veramente di pensare a cosa era successo nel giro di poche ore alla mia vita. Ma quando mi sono messa a preparare la cena, in attesa che l’acqua della pasta bollisse, ho avuto il crollo e sono scoppiata in lacrime! Mi sono guardata intorno, in quel minuscolo (perchè non mi ero ancora abituata agli standard parigini!) appartamento, mi sono vista li’ completamente sola, senza un’idea di come sarebbe stato il mio futuro, senza la mia famiglia con cui parlare durante la cena e raccontarci della giornata, senza poterli chiamare perchè non avevo il telefono in casa… e mi sono sentita piccola piccola e le prime parole che mi sono venute in mente sono state: “Ma cosa ho fatto?”.

(La risposta a questa domanda è arrivata qualche settimana dopo, quando il 20 giugno ho incontrato MA! Ma questa è un’ altra storia che vi raccontero’ tra qualche giorno).

Riassumendo quindi cosa è accaduto in questi sei anni francesi: ho cambiato casa 4 volte, ho cambiato lavoro altrettante volte, passando dall’ Universita alla pasticceria alla cioccolateria per arrivare quindi al mondo delle lezioni private, mi sono fidanzata e sposata, abbiamo iniziato il lungo cammino per avere il nostro Paciocco… direi che sono stati sei anni pieni di tante cose, di momenti felici ma anche di tanti momenti difficili, di gioia e di tristezza, di risate e di lacrime, di amore per questa città ma anche di tanta tanta nostalgia.

Non è stato facile partire e non è facile continuare a vivere qui, non so cosa ci riserverà il futuro e se la nostra casa resterà qui, è un periodo in cui ci sono troppe cose in ballo per sapere cosa succederà da questo punto di vista. Quello che so, che sento, è che io quell’aereo l’ho dovuto prendere per poter conoscere MA! Il lavoro è stato solo un pretesto, che si è rivelato una grande delusione, ma mi ha permesso di realizzare qualcosa di ben più grande. Quindi, nonostante tutto, devo dire grazie a questa città, che ha permesso a due persone di incontrarsi e di voler passare insieme il resto della loro vita!

uno dei primi tramonti parigini  nel 2009

uno dei primi tramonti parigini nel 2009

La spesa on line

Qualche mese fa ho fatto una scoperta che ha rivoluzionato la nostra vita domestica: la spesa nei supermercati on line!

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Non mi pare che in Italia esista questi tipo di servizio, ma qui a Parigi si sta diffondendo sempre di più ed è veramente utilissimo: si va sul sito web del proprio supermercato preferito, si entra nella sezione “drive” e, divisi per sezione (il che rende tutto ancora più comodo e rapido, si possono trovare on line esattamente gli stessi prodotti che si vendono “dal vivo”, anche quelli del reparto gastronomia o frutta e verdura. Dopo aver fatto la propria scelta ed aver selezionato i prodotti, che appaiono man mano nel carrello virtuale, si paga con la carta di credito e si sceglie l’ora ed il giorno in cui andare a ritirare la spesa. A questo punto si stampa la mail di conferma del pagamento che contiene anche un codice  a barre.con quella si va al parcheggio del supermercato, dove una macchinetta legge il codice a barre e ti dice dove parcheggiarti. A questo punto arriva l’omino del supermercato con le tue borse della spesa e te le mette direttamente in auto. E voilà, tu riparti contento, con le tue provviste.

Quali sono i vantaggi di tutto cio’?

  • Innanzitutto si risparmia un sacco di tempo, evitando di vagare con il carrello tra le corsie dei supermercati alla ricerca dei prodotti (sul sito intenet le varie categorie e sotto-categorie sono veramente organizzate bene).
  • Si evita la tentazione di comprare cose extra che capitano sotto gli occhi e che non erano previste dalla lista (e questo a me capitava sempre prima!).
  • Ci si rende conto, man mano che si aggiungono gli articoli al carrello virtuale, di quanto si sta spendendo, eliminando il rischio di trovarsi brutte sorprese al momento del pagamento (“Ma non mi sembrava di avere comperato cosi’ tante cose!”  era la tipica frase che mi usciva alla fine della spesa).
  • Si evitano le code alle casse ( e qui in Francia mi pare che le code per pagare siano molto più lunghe e più lente che in Italia, le cassiere sono incredibilmente lente e io sceglievo sempre la fila peggiore in più!).
  • Se un prodotto che ordini non è disponibile e ne esiste uno di simile che costa più caro, te lo sostituiscono senza dover pagare la differenza! Cosi mi è successo di avere prodotti di marca al posto di quelli di sottomarca (e a volte scelgo apposta quelli di sottomarca sperando di avere poi la sostituzione, devo ammetterlo).
  • Infine, spesso ti regalano dei prodotti omaggio! Uau!

Ecco volevo soffermarmi su quest’ultimo punto della lista: i campioni omaggio.  Un paio di settimane fa ci hanno regalato una confezione di fette biscottate di marca, dei barattoli di conserva di pomodoro… utile no?

Stasera, invece, MA è rientrato a casa con… due confezioni, dico due, di assorbenti! Ma che è? Ditemi che c’è una telecamera nascosta, che è una presa per i fondelli, che qualcuno vuole provocarmi! Che ironia del piffero, anche quelli di Carrefour mi vogliono ricordare che devo aspettare ancora a lungo per restare incinta? Non è possibile!

Ecco, i campioni omaggio di stasera sono stati meno graditi…

PS e per finire ci hanno anche regalato una bottiglia di whisky irlandese, un’altra presa per il… visto che nessuno di noi due è amante dei superalcolici e io in particolare sono praticamente astemia… o forse vogliono indurmi a bere per dimenticare di avere sempre bisogno degli assorbenti? Mah!