Natale con i tuoi…ehmmm non proprio!

Il ritorno dalla settimana italiana non è stato facile: ripartire quattro giorni prima di Natale e non poter passare le feste in famiglia per il quarto anno di fila comincia a pesarmi parecchio!

Gli altri tre anni è stato a causa del lavoro, quest’anno ci si sono messi i vari controlli medici che devo fare e soprattutto i lavori di ristrutturazione della nostra nuova casetta. Lasciare soli gli operai a lavorare senza supervisione non sarebbe stata una buona idea, a rischio e pericolo nostro di non trovare le cose fatte al ritorno e di essere in ritardo sulla tabella di marcia prevista per il trasloco.

E quindi, per il quarto anno consecutivo, eccoci da soli qui per le feste. Essere soli all’estero in questo periodo natalizio è l’aspetto più difficile della vita dell’emigrante a mio parere. La società ci condiziona a tal punto sul fatto che questo è un periodo da passare in famiglia, tra regali e pranzi luculliani, che per chi non puo’ rispettare questa tradizione le due settimane natalizie diventano un peso insopportabile e ci si ritrova a sperare che finiscano presto, per tornare alla quotidianità e non pensare più alla lontananza, che durante il resto dell’anno si fa sentire di meno.

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Abbiamo passato la Vigilia a casa di una coppia di amici ed il giorno di Natale da soli, con un pranzo semplice che ha fatto inorridire mia nonna, quando al telefono mi ha chiesto che cosa avevo cucinato. Perchè, si sa, è d’obbligo ingurgitare a Natale quantità di cibo indescrivibili e passare il resto della giornata ko a trascinarsi tra la sedia ed il divano con la sensazione di avere un elefante seduto sulla pancia!

Invece noi sfidiamo le tradizioni e, siccome ci siamo disabituati a queste maratone gastronomiche italiane, da diversi anni ormai il periodo delle feste non rappresenta più una minaccia per il nostro peso. E, sinceramente, è un aspetto che non rimpiango per nulla.

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Ricordo la fine delle vacanze di Natale 2010-2011, passate tra Sicilia e Veneto, con un senso di terrore da questo punto di vista. Per la prima volta in vita mia, sono arrivata al giorno di Santo Stefano che non riuscivo più a sedermi a tavola, con la sensazione di completo disgusto per il cibo, e la suocera di mia cognata che, quando le ho chiesto una semplice pasta al sugo, mi ha preso per moribonda! Questa è l’Italia, soprattutto il Meridione.

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I francesi da questo punto di vista sono più morigerati. Certo anche loro amano la buona cucina, ma le quantità di cibo mi sembrano più ragionevoli. Questo è il periodo del foie gras, buono ma pesantuccio (tanto io non posso mangiarlo per la questione della toxoplasmosi!), delle coquilles Saint Jacques (capesante), dell’anatra o della faraona ripiena (spesso a base di castagne), della bûche de Noël (il tronchetto di Natale) come dessert. Ma volete mettere un bel pandoro o un panettone? D’altronde per loro sono dolci troppo poveri e semplici, non sono abbastanza pieni di creme e decorazioni, come amano qui!

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Il pomeriggio di Natale dell’emigrante viene poi passato al telefono, o meglio ancora se possibile su Skype, a parlare con genitori, fratelli e sorelle, nonne e zii, suoceri e nipoti. E tu, che ti senti già abbastanza giù di morale cosi’, ti senti definitivamente buttare a terra da frasi poco accorte della nonna, che ti dice in dialetto:”Ti ricordi quando eravate piccoli che eravamo tutti insieme? Ogni anno è sempre peggio!”. Un bel vaffanculo poco natalizio, ma molto liberatorio, ci starebbe tanto bene in quel momento!

A tutto cio’ si aggiunge, quest’anno, un senso di colpa aggiuntivo. Perchè mi ero detta, qualche tempo fa, che anche se questo Natale  fossimo stati di nuovo soli, non mi sarebbe pesato come gli anni scorsi, sia perchè non avrei dovuto lavorare, sia perchè il regalo più grande noi ce lo abbiamo già, la nostra Paciocca che cresce di giorno in giorno dentro la mia pancia-casetta. Ma alla fine non è stato affatto facile arginare la tristezza, essere felici per quello che già abbiamo e per cui abbiamo tanto lottato. Mi spiace tanto piccolina mia, la mamma è un po’ una lagna lo sai!

Comunque, comunque… Natale è passato, rimane solo lo scoglio del 31, ma quello è già un po’ più facile forse. Per ora mi concentro sui 3 giorni di break che ci prendiamo io e MA, lasciando la città in direzione della campagna, al confine con la Normandia, in un super hotel con SPA annessa, per riposarci e rigenerarci in vista del periodo di fuoco che ci aspetta dopo: trasloco, parto e la nuova vita da genitori che verrà.

Quindi buone feste gente, ci sentiamo prossimamente, mentre staro’ seduta spaparanzata a bordo piscina con un bicchiere di succo di frutta in mano, senza dover alzare un dito per tutta la giornata! Peccato che sia solo per tre giorni, ma meglio di niente, no?

Inaspettatamente

Il mio umore ballerino, tendente al depresso, di questi ultimi mesi, dovuto alle lunghe giornate da sola, in un clima autunnale grigio e umido come sa essere solo quello parigino, con una nostalgia per la famiglia che cresce di giorno in giorno, soprattutto pensando al fatto che sto vivendo tutta la gravidanza lontana dai miei, potrebbe avere un picco di risalita.

Ieri pomeriggio ho avuto la prima visita alla maternità. SuperS mi ha dato l’arrivederci all’appuntamento del sesto mese e da ora fino alla fine saro’ seguita solo in ospedale. L’ostetrica che mi ha visitato ieri (qui in Francia se la gravidanza è normale si è seguiti solo dalle ostetriche) mi ha fatto un bellissimo regalo. Mi ha messo in “arrêt maladie” (non so come si dica in italiano) perchè ultimamente la sera, al rientro dal lavoro, avevo dei dolori e la pancia che si induriva, il tutto dovuto alla stanchezza. Per cui non è più il caso che io riprenda a lavorare fino al parto.

E capita cosi’, inaspettatamente, che ti ritrovi la sera alle 22, a prenotare all’ultimo momento un volo di andata e ritorno per una settimana in Italia. Il tutto al costo eccezionale di 66 euro! Partenza il 14  e ritorno il 21. Certo non passero’ il Natale a casa (causa costi esosi dei biglietti per i giorni di Natale e altre visite mediche varie in programma prossimamente), ma già solo il fatto di farmi una pausa, di vedere i miei, di fare il pieno di atmosfera natalizia italiana (con tanto di panettone e pandoro, senza pagarli 8 euro l’uno!), di non dover occuparmi della casa, della spesa, della cena per un po’ di giorni…ecco, mi fa stare già meglio. Mi spiace solo partire sola, lasciando qui MA, pero’ so anche che questa piccola vacanza mi farà stare meglio e quindi di riflesso starà meglio anche lui, senza avere tutto il tempo la pressione del mio cattivo umore degli ultimi tempi.

Questa pausa pre-natalizia mi sta già facendo sentire meglio, anche se fuori piove ed il cielo è plumbeo. Penso solo alle cose positive che mi aspettano nei prossimi giorni e mesi: sabato l’incontro-aperitivo della neo-associazione italiana che stiamo creando, poi una settimana a casa in famiglia, le vacanze di Natale con MA che si prenderà qualche giorno di riposo pure lui, quattro giorni in Normandia dopo Natale, in un bellissimo hotel in mezzo alla campagna, poi il trasloco nella nostra nuova casetta ed infine la nascita della piccola Paciocca, che si avvicina a grandi passi!