Il primo appuntamento e la nostra storia

Eccomi qui per continuare il racconto di ieri, come promesso (premetto che fuori da casa mia c’è un gruppo che suona a tutto volume un’ orribile musica portoghese e faccio fatica a concentrarmi, se ci sono errori di grammatica perdonatemi!).

MA aveva ben pianificato il luogo del nostro primo appuntamento, scegliendo la Place des Vosges, uno dei punti più suggestivi di Paris.

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Io quella sera sono arrivata trafelata, perchè avevo passato una giornata allucinante, in cui la banca italiana mi aveva bloccato il bancomat perchè avevo raggiunto il plafond (grazie a tutte le spese per il trasferimento in Francia) e quindi avevo un diavolo per capello… e quasi nulla in tasca. Per fortuna la serata mi ha rimesso in sesto e ci siamo ritrovati a chiaccherare per ore in un tavolino all’aperto davanti allo spettacolo della Place des Vosges. Era come se ci conoscessimo da secoli, non da pochi giorni. Io che di solito in queste occasioni (non che ne abbia avute molte in vita mia, prima di MA avevo avuto solo due “storie”) mi sono sempre sentita a disagio, imbarazzata, con il desiderio di andarmene, mi sono invece ritrovata ad essere perfettamente rilassata. Questa cosa mi ha subito sorpreso, perchè nelle mie esperienze passate i primi momenti di intimità con una persona mi avevano spaventato, anche se magari prima avevo sognato la scena per mesi! Con MA no, tutto è andato liscio come l’olio, senza imbarazzi o silenzi improvvisi.

Il giorno successivo ero contentissima della serata e proiettata all’aperitivo con gli italiani del venerdi, due giorni dopo. Quella sera ero in compagnia di due ragazze italiane conosciute da poco e MA ci ha raggiunto dopo poco. Abbiamo chiaccherato un po’ tutti insieme e, non so perchè, ma ecco riaffiorare, con due giorni di ritardo, il disagio di cui vi parlavo. Non so se fosse la presenza di terzi che mi imbarazzava, o semplicemente il fatto che io sono fatta cosi’, ma mi sentivo imbarazzata. Cosi’ quando lui (o io? boh!) ha proposto di fare una passeggiata e lasciare il resto del gruppo, ho accettato tirando il fiato e sperando di recuperare quella sensazione di benessere di qualche sera prima. Invece no, niente, e mi sono ritrovata a gestire un dialogo che era piuttosto un monologo, dove MA parlava e io nel frattempo mi chiedevo:”Ma cosa ci faccio con questo qui?”. Quando ci siamo separati mi sono sentita sollevata e avevo già deciso nella mia testa che non ci sarebbe stato un seguito, presa da una paura inspiegabile, da mille dubbi.

Devo dire a mia discolpa che ero sola da quattro anni, non avevo più avuto nessun compagno da troppo tempo e tutto cio’ che mi stava capitando era improvviso e sfuggiva al mio controllo. Avevo paura di aggrapparmi alla prima persona che si dimostrava gentile dopo anni, per di più in una situazione cosi’ delicata come l’arrivo in un nuovo Paese.

Il giorno dopo, grande vigliacca, gli ho inviato un messaggio sul cellulare dicendo che preferivo non vederci più perchè non volevo che si creasse alcuna aspettativa. MA, molto più coraggioso di me, mi ha chiamato dopo poco, mentre stavo pulendo il mio bagno minuscolo, me lo ricordo. E io come una scema, con la voce che mi tremava e la spugnetta gocciolante in mano, ascoltavo il suo discorso indimenticabile:” Non è perchè sono un ingegnere che, dopo tot appuntamenti, mi aspetto che debba per forza avvenire chissà cosa. A me fa piacere passare del tempo insieme, senza fare previsioni e calcoli, e poi quel che succede succede.” Io non ero convinta, l’ho lasciato nel dubbio, senza darci altri appuntamenti e anzi disdicendo l’appuntamento di quella sera con altri amici e anche la cena a due prevista per il giorno del mio compleanno la settimana dopo.

Nei giorni successivi non mi sono fatta sentire, con la scusa che c’erano mia sorella e mia mamma in visita. Mi ricordo che un pomeriggio mi sono ritrovata davanti al computer a guardare una sua foto su Facebook e a riflettere tra me:”Ma a me questo qui piace o no?”, finchè mia sorella mi è apparsa alle spalle, mi ha chiesto chi era, le ho raccontato in breve e lei mi ha spronato a dargli un’altra possibilità.

Cosi’, dopo la partenza della mamma e della sorella, complice la tristezza per il distacco, mi sono buttata, senza troppo pensarci, a proporgli di uscire dopo cena per un gelato. MA non se lo è fatto ripetere due volte e ci siamo ritrovati in una sera di inizio luglio a passeggiare per Parigi, non abbiamo mai preso il gelato, eravamo troppo occupati a chiaccherare. Poco a poco ho recuperato quella sensazione di benessere della prima volta. Dopo quella sera ci siamo visti un altro paio di volte, credo, finchè la sera del 11 luglio, dopo che lui mi aveva dato una mano durante il pomeriggio per il mio primo trasloco, ci siamo scambiati il primo bacio!

Il 12 luglio abbiamo cenato per la prima volta insieme e dopo un paio di settimane abbiamo passato un weekend in Normandia bellissimo, regalo tardivo per il mio compleanno.

la nostra prima foto insieme

La nostra prima foto insieme

A fine luglio MA è rientrato in Italia per un mese, il mese più lungo della mia vita. Io ero bloccata qui con il lavoro e facevo il conto alla rovescia per rivederlo. Mi rendevo conto che quello che provavo era veramentet forte e mi stupivo per la velocità di tutta la storia e per il fatto che i miei dubbi erano stati spazzati via cosi’ all’improvviso. Mi immaginavo la scena del nostro incontro dopo le vacanze, un appuntamento in Place des Vosges come la prima volta. Invece la cosa è andata in maniera completamente diversa e ci siami rivisti in ospedale, lui che ha preso il primo volo disponibile anticipando il ritorno, quando ha saputo che io ero stata ricoverata per dei dolori fortissimi alla pancia. Ero stata costretta ad andare al pronto soccorso, in preda a febbre, brividi e successivo svenimento di fronte ai medici che cercavano di farmi un’ecografia! Non si è mai capito cosa fosse successo, mi hanno tenuto sotto osservazione tre giorni, facendomi fare una marea di esami e concludendo con la diagnosi di “epatite” cosa a cui non ho mai creduto. E cosi, il ritrovo è stato in una cameretta di ospedale squallidissima, io che non stavo in piedi e avevo la flebo che mi intralciava i movimenti. In quell’occasione MA ha conosciuto anche mio papà, al quale fino ad allora non avevo accennato nulla!

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week end in Costa Azzurra, 2009

Dopo che sono stata dimessa ho passato il primo week end a casa sua, li’ abbiamo iniziato a parlare di vivere insieme per la prima volta. Dopo un mese mi ero già trasferita nel suo minuscolo bilocale, dove siamo rimasti per un anno intero, sgomitando, facendo le acrobazie per far stare tutto, ma felici. Dopo un altro mese, ai primi di ottobre, avevamo già deciso di sposarci! Abbiamo tenuto nascosta la cosa a tutti, facendo la sorpresa alle nostre famiglie durante le vacanze di Natale 2009. E’ stato divertente perchè, la prima volta che ho incontrato i miei suoceri e mia cognata, li abbiamo subito lasciati a bocca aperta con l’annuncio del nostro matrimonio.

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4 settembre 2010

Il resto della nostra storia è tutto in divenire…

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