AAA Corsi per genitori cercasi

Cose che ho imparato dopo tre giorni di convivenza con due nipotini di 5 e 3 anni: essere genitori non è una passeggiata!

Devo ammettere che i due mini-soggetti in questione non sono certo i casi più semplici da trattare: vivacità alle stelle, energie inesauribili e mille idee per la testa.

Non sono completamente digiuna di bambini: ho un fratello di sei anni più piccolo ed una sorella che ha 13 anni di meno, ho fatto per parecchi anni lavoretti extra come baby-sitter e, qua e là, mi è capitato di leggere qualche articolo di psicologia infantile, piccoli consigli per aiutare a relazionarsi con questi mini-adulti.

Quando ti trovi di fronte alla pratica ti accorgi pero’ che quello che hai letto non è cosi’ facilmente applicabile e che le varie casistiche che ti vengono presentate non rappresentano mai al 100% il bimbo di fronte a cui ti trovi.

Ho provato in qualche occasione ad applicare qualche strategia per cercare di calmare un capriccio che sembrava non avere fine, ma mi sono accorta che non ha funzionato. I genitori stessi, di fronte a molte situazioni, si ritrovano impreparati e, se nella loro testa hanno un’idea ben chiara di come vorrebbero procedere e comportarsi con il bambino, poi nella pratica si accorgono di non riuscire a farlo, che il loro metodo non funziona e sono costretti a prendere strade alternative che non vorrebbero percorrere. E quindi non si riesce a mantenere la calma e la fermezza, si fanno ricatti del tipo: ” Se non la smetti, ti requisisco il gioco”, fino ad arrivare magari ad uno sano sculaccione, che a mio parere è talmente demonizzato oggi che i genitori poi si sentono in colpa per aver ceduto alla “violenza fisica”. MA mi ha raccontato che i suoi genitori non hanno mai alzato le mani su di lui, al contrario dei miei che non hanno evitato sculaccioni sul sedere e anche diverse sberle sul viso, per rimettere le cose al loro posto e far tornare in riga i figli. Devo ammettere che non mi sono mai sentita traumatizzata da queste punizioni e non sono arrivata a temere i miei genitori. Quel che è certo è che mi è servito per capire quali erano i limiti da non oltrepassare ed a rispettarli. Più che lo schiaffo in sè mi ricordo gli sguardi della mamma quando me lo dava o la sua freddezza nei miei confronti fino a quando non mi pentivo di quello che avevo fatto e non chiedevo sinceramente scusa.

Per quel che mi riguarda, quindi, non sono contraria a priori agli sculaccioni, credo che possano essere più efficaci di altre strategie, ma capisco anche bene che finchè non lo vivro’ in prima persona come genitore non potro’ veramente giudicare sulla validità del metodo e che il fatto di alzare le mani su tuo figlio sia difficile e traumatizzante probabilmente.

Con il più piccolino, di tre anni, che pretendeva di essere imboccato a tavola dalla mamma, ho provato ad usare un argomento di cui avevo letto, cercando di responsabilizzarlo e fargli capire l’importanza di essere autonomo e di comportarsi come un bimbo grande, dicendogli inoltre che ero sicura che lui fosse cosi’ bravo da poter mangiare da solo. Non ha funzionato, per niente aggiungerei. Questo è un tipico esempio di come quello che leggi nei libri di puericultura non sia poi cosi’ facile da applicare nella realtà.

Non dico che sia inutile informarsi, leggere e prepararsi teoricamente, ma secondo me i genitori poi corrono il rischio di sentirsi frustrati ed in colpa quando si rendono conto che le teorie, una volta applicate, non conducono effettivamente ai risultati sperati. E cosi’ si rischia di essere vittime di sensi di colpa, di inadeguatezza, di enormi dubbi sul proprio ruolo di genitore che fanno molto soffrire.

I dubbi, le incertezze sono tanti, sento che ci aspetteranno mesi di preparativi non solo materiali, ma anche psicologici al nostro nuovo ruolo, sono eccitata ed al tempo stesso spaventata. Mi rendo conto solo ora di quanto hanno fatto per me i miei genitori, di quanto sia stato facile criticarli nel passato, dire frasi del tipo:” Con i miei figli non faro’ mai questo”. E’ un ruolo cosi’ difficile e complesso che lo si inizia a capire solo quando ci si è dentro o ci si appresta ad entrarci.

Non so che genitori saremo, so solo per ora quello che vorremmo essere. Appena torno a Parigi so già che correro’ in libreria per comprare un po’ di testi che ci permettando di prepararci il più possibile a questa prova.

genitori

Se qualcuno di voi ha idee, suggerimenti, esperienze personali da condividere, io accetto tutto!

Dalla parte di Lui

Da quando ci siamo incamminati sulla strada della PMA ho scoperto un nuovo mondo, una realtà completamente diversa fatta di donne che soffrono, lottano e si sotengono l’un l’altra, attraverso blog, forum e vari social network, per realizzare il loro sogno.

Mi sono resa conto che, nella quasi totalità dei casi, tutte le storie di infertilità vengono raccontate solo dalla parte femminile della coppia, i mariti/compagni/fidanzati non fanno mai sentire la loro voce, se ne stanno un po’ nell’ombra, nascosti, in disparte. Non so se per pudore, per timidezza, per orgoglio, pero’ io oggi voglio dare la possibilità ad un aspirante papà di parlare, di raccontare la storia vista dall’altro lato della coppia, per capire come gli uomini vivano questa situazione, che non tocca solo le donne.

Quando mi è venuta questa idea, mi sono accorta che io stessa non ho mai chiesto a mio marito come viva questa battaglia e cosa provi… e mi sono sentita terribilmente egoista, perchè MA mi è sempre stato accanto, mi ha sempre sostenuto nei momenti difficili, ha ascoltato i miei sfoghi e le mie crisi, non si è mai tirato indietro, non ha mai mostrato di vacillare, è sempre rimasto ottimista, incoraggiandomi, dicendomi che ce la faremo, che anche noi potremo finalmente diventare una famiglia, vedere finalmente il completamento del nostro amore!

Ed io, in tutto questo, non gli ho mai chiesto cosa abbia provato lui fino ad adesso! Mi sento terribilmente in colpa per averlo trascurato cosi, quindi oggi voglio lasciare la parola a lui.

Non aggiungo altro, le sue parole basteranno.

COME IMMAGINAVI SAREBBE STATA LA NOSTRA FAMIGLIA QUANDO CI SIAMO SPOSATI?

“Ho sempre immaginato che avremmo avuto 2 figli, forse perché nella mia famiglia eravamo un fratello ed una sorella, forse perché immaginavo che più di 2 è complicato e che un figlio unico potrebbe essere più triste. In particolare ho spesso immaginato che avremmo avuto una bimba e poi un maschietto, che li avremmo amati con tutti noi stessi, e che avremmo fatto di tutto per renderli felici. Adesso tutto questo resta vero, ma mi pongo meno vincoli : 1 va bene, 2 vanno bene, 3 vanno bene lo stesso (con la FIV è possibile, anche se dovrebbe essere raro)- beh, tre comunque mi fa un po’ paura…

PENSAVI CHE SAREBBE STATO COSI’ DIFFICILE RIUSCIRE AD AVERE UN BIMBO?

 Devo ammettere che avevo mai pensato che potessero esserci difficoltà per avere un bambino e che quando avessimo voluto, la cosa sarebbe andata liscia. Non pensavo che potessimo avere problemi di fertilità, né immaginavo che fossero così comuni.

All’inizio del nostro percorso mi sembrava che la cosa si potesse risolvere facilmente.  Anche quando il primo ciclo di Clomid non ha funzionato, non ero troppo preoccupato, perché dopotutto sappiamo che anche per una coppia « normale »  la gravidanza può richiedere diversi mesi. A parte questo, mi sono sentito un po’ dispiaciuto, ma siccome sono certo che è solo una questione di tempo, questo dispiacere non è mai stato troppo grande. È stato più grande il dispiacere di vedere, man mano che il tempo passava, come questi problemi hanno avuto impatto su di te.

COSA PROVI DI FRONTE ALLE COPPIE CHE NON HANNO PROBLEMI PER AVERE FIGLI?

 Di fronte alle coppie che non hanno questi problemi non provo sentimenti particolari. Certo, vorrei che anche per noi fosse così, che non dovessimo seguire questa strada lunga e spesso dolorosa, questo è ovvio. Ma ho sempre pensato che quello che uno prova o come uno si comporta dovrebbe dipendere il meno possibile da ciò che succede agli altri. Cerco di seguire questo mio « principio » e concentrarmi unicamente sul nostro percorso (NB lungi da me ogni « lezione di vita », ognuno reagisce come può, questo è come reagisco io). Se per altri questo percorso è stato più facile, tanto meglio per loro. Poi, per altri ancora, è come per noi. O meglio, è più o meno come per noi, perché ogni coppia segue una strada diversa, più o meno tortuosa, in salita, lunga o difficile. Questo aiuta a sentirsi meno soli, a non sentirsi un caso difficile o disperato. Può essere un conforto, ma per abitudine la forza di andare avanti la cerco dentro di me oppure all’interno della nostra coppia ; la cerco meno (o per niente) all’esterno.

COSA PROVI DURANTE LE VARIE FASI DELLE MIE CURE ? QUANDO IO MI IMMERGO NELL’ ASCOLTO DEL MIO CORPO , DEI POSSIBILI SINTOMI , TU SEMBRI SEMPRE QUELLO CON I PIEDI PER TERRA , MA TI ILLUDI ANCHE TU ? CI PENSI DURANTE IL GIORNO COME FACCIO IO O RIESCI A CONTROLLARE MEGLIO LE TUE EMOZIONI ?

In effetti mi sembra di controllare di più le mie emozioni. Per fare questo la mia strategia è semplice: mi concentro sempre sul passo che stiamo facendo nell’istante presente. Semplice almeno in teoria, perché anche io mi sono ritrovato a pensare a come sarebbe stato se finalmente la gravidanza fosse andata in porto, a quando sarebbe nato, ecc. Soprattutto quando c’erano dei segni positivi, sia nel primo che nel secondo ciclo di pompa. Però in entrambi i casi, sono riuscito per la maggior parte del tempo a non proiettarmi troppo in avanti. È vero che un po’ l’ho fatto anche per bilanciare almeno in piccola parte il tuo slancio. Avere nella coppia due atteggiamenti complementari permette di aumentare l’equilibrio, e questo è sempre stato uno dei punti di forza di noi due. (Ovviamente avere due atteggiamenti diametralmente opposti non va bene, ma questo non è mai stato il nostro caso).

 COSA HAI PROVATO QUANDO A MARZO HO SCOPERTO CHE IL TEST DI GRAVIDANZA ERA POSITIVO? E QUANDO DUE GIORNI DOPO ABBIAMO CAPITO CHE ERA UNA GRAVIDANZA NON EVOLUTIVA?

Ero dietro la porta del bagno, alle 4:45 del mattino, e aspettavo un suono, una reazione, qualcosa da capire o da interpretare. E poi ti ho sentita gridare uscendo dal bagno “Sono incinta !” Gioia, incredulità, sollievo perché la lunga strada tortuosa sembrava diventare un rettilineo pianeggiante. Gioia per l’arrivo di un piccolo piagnone, gioia per me (ci s’immagina sempre a giocare e ad insegnare le cose importanti e belle della vita al nascituro), e gioia, tanta gioia per te. Perché vedo che la durezza del nostro cammino impatta tanto su di te.

Quella gioia, quel sollievo di cui sopra, sono durati poco. Questa breve durata forse, anzi sicuramente mi ha facilitato, sarebbe stato molto più duro se fosse capitato più avanti.La cosa che più mi ha spronato a non lasciarmi abbattere è però fatto che in un momento così difficile c’è bisogno di mantenere la rotta, di non pensare che tutto sia finito. Quando ho visto la tua disperazione, nonostante la grande delusione che provavo, non ho avuto esitazioni: dovevo essere forte anche per te. Infine, la terza cosa che mi ha aiutato è stata che, nonostante la durezza e la crudeltà di un aborto, questo significa anche che abbiamo tutte le chance di una nuova gravidanza, che il nostro caso non è per niente disperato.

COSA PROVI QUANDO MI VEDI PIANGERE PER QUESTE TERAPIE ? QUANDO TI DICO CHE SONO STANCA ?

È la cosa più dura. So che le terapie che segui sono pesanti sia dal punto di vista fisiologico, sia da quello psicologico, e mi dispiace tantissimo vederti piangere. A questo si aggiunge un sentimento di frustrazione, perché vorrei che questo carico di cure ed ormoni che devi portare da sola potesse finire anche sulle mie spalle. Ma è impossibile. Allora penso che tutto quello che posso fare è incoraggiarti, sostenerti, darti tutto il mio appoggio. E che se riesco a farti distrarre con una battuta, un mimo o un balletto stupido, o se riesco a farti vedere le prossime tappe con più ottimismo, un po’ è come se ti avessi alleggerito il carico che devi portare, o come se avessi tolto un sassolino dalla nostra strada tortuosa.

TI DICI MAI CHE NON E GIUSTO QUELLO CHE CI CAPITA ?

Di nuovo, quello che sto per dire non vuole essere una lezione morale. In generale, credo che la vita sia ingiusta. Quello che succede alla gente ed a noi in particolare, non ha niente a che vedere con karma, piani divini imperscrutabili, tessuti di cui vediamo solo il rovescio, od altre metafore o racconti fantasiosi del genere. Sembra una visione cinica, ma in realtà mi permette di trovare le motivazioni per andare avanti dentro di me (di noi) e nei fatti, nei dati, nella realtà. Io credo che avremo un bimbo perché le cure funzionano. La strada che stiamo percorrendo è certo più difficile di quella di altri. Ma non credo che ci sia un perché al di là degli elementi fisiologici e medici.

È giusto, ingiusto ? Né l’uno né l’altro. O forse sì, è ingiusto, nel senso che facciamo parte di quel 15%-20% delle coppie meno fortunate. Ma (senza voler fare lezioni di vita), a che serve commiserarsi ? Preferisco concentrarmi su ciò che può essere utile a farci raggiungere il nostro obiettivo.

SENTI IL BISOGNO DI PARLARE DI QUESTI PROBEMI CON QUALCUNO OLTRE A ME ? DI SFOGARTI ?

 A volte sì. Però di carattere ho tendenza a parlare poco o nulla di cose personali al di fuori di te, dei miei genitori e di mia sorella (4 persone in tutto sulla faccia della terra…) Visto che tu ne hai già abbastanza di carico sulle spalle, non mi sembra proprio il caso di aggiungere altro peso, anzi, devo piuttosto cercare di allegerirti. Gli altri tre sono lontani e per telefono non è lo stesso. Ma parlare con loro mi ha fatto bene in qualche occasione.

PERCHE SECONDO TE GLI UOMINI IN QUESTE SITUAZIONI NON FANNO COME LE DONNE , CHE CERCANO IL SOSTEGNO ATTRAVERSO ASSOCIAZIONI, FORUM ED ALTRO ?

È difficile generalizzare. Però mi sembra che ci siano almeno due fattori. Il primo è che gli uomini sono spesso si pongono meno problemi e vivono più leggermente le situazioni, forse perché più superficiali, ma ovviamente si tratta di una generalizzazione ed ognuno è diverso. Il secondo fattore è secondo me di carattere sociale. La società nega spesso all’uomo la possibilità di mostrarsi debole e di chiedere aiuto ad altri. L’uomo deve essere forte, indipendentemente da quello che succede. È una pressione sociale che ha certo una radice maschilista (perché è l’uomo deve che essere forte ? la donna non è capace forse di esserlo altrettanto ?). Le cose forse stanno poco a poco cambiando, soprattutto in alcuni contesti , ma l’impronta sociale del passato non si cambia facilmente. Io stesso non mi vedo capace di cercare sostegno tramite forum o cose simili. Forse perché come dicevo prima mi sento ancora « forte ». Forse perché ho l’abitudine a rivolgermi a pochi intimi. Non so se questo deriva dalla pressione sociale – mai mostrarsi deboli ! – o dal mio carattere.

PENSI CHE IL PERCORSO CHE STIAMO AFFRONTANDO CI ABBIA CAMBIATO ? IN CHE COSA ?

Stiamo imparando a essere pazienti. Stiamo imparando che dare la vita non è qualcosa di scontato. Stiamo anche soffrendo, e c’è il rischio che la sofferenza renda cinici, amari o che si abbia paura di soffrire ancora nel futuro. Bisogna evitare che ciò accada. Ho sempre pensato che da quasi tuttte le esperienze della vita ci sia qualcosa da imparare, qualcosa di positivo da prendere. Se la nostra strada sboccherà finalmente su un piccolo piagnone riempi-pannolini, penso che sarà facile guardarsi indietro e trovare degli aspetti positivi, in primis apprezzeremo ancora di più la gioia di aver dato la vita. Certo, esiste anche la possibilità che la nostra strada non sbuchi mai da nessuna parte (anche se non ci credo). In quel caso sarà molto più difficile trovare un aspetto positivo. In questo momento non ne vedo. Ma è ancora totalmente prematuro pensare a questo.

PENSI CHE LE DIFFICOLTA CHE INCONTRIAMO TI FARANNO VIVERE DIVERSAMENTE LA PATERNITA ? IN CHE MODO ?

Come dicevo, penso che avremo ancora di più la consapevolezza dell’importanza di poter dare la vita. Non credo che queste difficoltà mi faranno diventare un genitore troppo ansioso – e soprattutto spero che non sia così per il bene del piagnone riempi-pannolini !”

Non ho bisogno di aggiungere altro, le sue parole hanno già detto tutto. E devo ammettere che durante questa conversazione ho pianto come una fontana, non sono riuscita a controllare le mie ghiandole lacrimali. Non è stato un pianto di tristezza, ma di emozione, perchè per la prima volta abbiamo espresso a parole tutte le cose che sono rimaste sempre sottointese.