Dalla parte di Lui

Da quando ci siamo incamminati sulla strada della PMA ho scoperto un nuovo mondo, una realtà completamente diversa fatta di donne che soffrono, lottano e si sotengono l’un l’altra, attraverso blog, forum e vari social network, per realizzare il loro sogno.

Mi sono resa conto che, nella quasi totalità dei casi, tutte le storie di infertilità vengono raccontate solo dalla parte femminile della coppia, i mariti/compagni/fidanzati non fanno mai sentire la loro voce, se ne stanno un po’ nell’ombra, nascosti, in disparte. Non so se per pudore, per timidezza, per orgoglio, pero’ io oggi voglio dare la possibilità ad un aspirante papà di parlare, di raccontare la storia vista dall’altro lato della coppia, per capire come gli uomini vivano questa situazione, che non tocca solo le donne.

Quando mi è venuta questa idea, mi sono accorta che io stessa non ho mai chiesto a mio marito come viva questa battaglia e cosa provi… e mi sono sentita terribilmente egoista, perchè MA mi è sempre stato accanto, mi ha sempre sostenuto nei momenti difficili, ha ascoltato i miei sfoghi e le mie crisi, non si è mai tirato indietro, non ha mai mostrato di vacillare, è sempre rimasto ottimista, incoraggiandomi, dicendomi che ce la faremo, che anche noi potremo finalmente diventare una famiglia, vedere finalmente il completamento del nostro amore!

Ed io, in tutto questo, non gli ho mai chiesto cosa abbia provato lui fino ad adesso! Mi sento terribilmente in colpa per averlo trascurato cosi, quindi oggi voglio lasciare la parola a lui.

Non aggiungo altro, le sue parole basteranno.

COME IMMAGINAVI SAREBBE STATA LA NOSTRA FAMIGLIA QUANDO CI SIAMO SPOSATI?

“Ho sempre immaginato che avremmo avuto 2 figli, forse perché nella mia famiglia eravamo un fratello ed una sorella, forse perché immaginavo che più di 2 è complicato e che un figlio unico potrebbe essere più triste. In particolare ho spesso immaginato che avremmo avuto una bimba e poi un maschietto, che li avremmo amati con tutti noi stessi, e che avremmo fatto di tutto per renderli felici. Adesso tutto questo resta vero, ma mi pongo meno vincoli : 1 va bene, 2 vanno bene, 3 vanno bene lo stesso (con la FIV è possibile, anche se dovrebbe essere raro)- beh, tre comunque mi fa un po’ paura…

PENSAVI CHE SAREBBE STATO COSI’ DIFFICILE RIUSCIRE AD AVERE UN BIMBO?

 Devo ammettere che avevo mai pensato che potessero esserci difficoltà per avere un bambino e che quando avessimo voluto, la cosa sarebbe andata liscia. Non pensavo che potessimo avere problemi di fertilità, né immaginavo che fossero così comuni.

All’inizio del nostro percorso mi sembrava che la cosa si potesse risolvere facilmente.  Anche quando il primo ciclo di Clomid non ha funzionato, non ero troppo preoccupato, perché dopotutto sappiamo che anche per una coppia « normale »  la gravidanza può richiedere diversi mesi. A parte questo, mi sono sentito un po’ dispiaciuto, ma siccome sono certo che è solo una questione di tempo, questo dispiacere non è mai stato troppo grande. È stato più grande il dispiacere di vedere, man mano che il tempo passava, come questi problemi hanno avuto impatto su di te.

COSA PROVI DI FRONTE ALLE COPPIE CHE NON HANNO PROBLEMI PER AVERE FIGLI?

 Di fronte alle coppie che non hanno questi problemi non provo sentimenti particolari. Certo, vorrei che anche per noi fosse così, che non dovessimo seguire questa strada lunga e spesso dolorosa, questo è ovvio. Ma ho sempre pensato che quello che uno prova o come uno si comporta dovrebbe dipendere il meno possibile da ciò che succede agli altri. Cerco di seguire questo mio « principio » e concentrarmi unicamente sul nostro percorso (NB lungi da me ogni « lezione di vita », ognuno reagisce come può, questo è come reagisco io). Se per altri questo percorso è stato più facile, tanto meglio per loro. Poi, per altri ancora, è come per noi. O meglio, è più o meno come per noi, perché ogni coppia segue una strada diversa, più o meno tortuosa, in salita, lunga o difficile. Questo aiuta a sentirsi meno soli, a non sentirsi un caso difficile o disperato. Può essere un conforto, ma per abitudine la forza di andare avanti la cerco dentro di me oppure all’interno della nostra coppia ; la cerco meno (o per niente) all’esterno.

COSA PROVI DURANTE LE VARIE FASI DELLE MIE CURE ? QUANDO IO MI IMMERGO NELL’ ASCOLTO DEL MIO CORPO , DEI POSSIBILI SINTOMI , TU SEMBRI SEMPRE QUELLO CON I PIEDI PER TERRA , MA TI ILLUDI ANCHE TU ? CI PENSI DURANTE IL GIORNO COME FACCIO IO O RIESCI A CONTROLLARE MEGLIO LE TUE EMOZIONI ?

In effetti mi sembra di controllare di più le mie emozioni. Per fare questo la mia strategia è semplice: mi concentro sempre sul passo che stiamo facendo nell’istante presente. Semplice almeno in teoria, perché anche io mi sono ritrovato a pensare a come sarebbe stato se finalmente la gravidanza fosse andata in porto, a quando sarebbe nato, ecc. Soprattutto quando c’erano dei segni positivi, sia nel primo che nel secondo ciclo di pompa. Però in entrambi i casi, sono riuscito per la maggior parte del tempo a non proiettarmi troppo in avanti. È vero che un po’ l’ho fatto anche per bilanciare almeno in piccola parte il tuo slancio. Avere nella coppia due atteggiamenti complementari permette di aumentare l’equilibrio, e questo è sempre stato uno dei punti di forza di noi due. (Ovviamente avere due atteggiamenti diametralmente opposti non va bene, ma questo non è mai stato il nostro caso).

 COSA HAI PROVATO QUANDO A MARZO HO SCOPERTO CHE IL TEST DI GRAVIDANZA ERA POSITIVO? E QUANDO DUE GIORNI DOPO ABBIAMO CAPITO CHE ERA UNA GRAVIDANZA NON EVOLUTIVA?

Ero dietro la porta del bagno, alle 4:45 del mattino, e aspettavo un suono, una reazione, qualcosa da capire o da interpretare. E poi ti ho sentita gridare uscendo dal bagno “Sono incinta !” Gioia, incredulità, sollievo perché la lunga strada tortuosa sembrava diventare un rettilineo pianeggiante. Gioia per l’arrivo di un piccolo piagnone, gioia per me (ci s’immagina sempre a giocare e ad insegnare le cose importanti e belle della vita al nascituro), e gioia, tanta gioia per te. Perché vedo che la durezza del nostro cammino impatta tanto su di te.

Quella gioia, quel sollievo di cui sopra, sono durati poco. Questa breve durata forse, anzi sicuramente mi ha facilitato, sarebbe stato molto più duro se fosse capitato più avanti.La cosa che più mi ha spronato a non lasciarmi abbattere è però fatto che in un momento così difficile c’è bisogno di mantenere la rotta, di non pensare che tutto sia finito. Quando ho visto la tua disperazione, nonostante la grande delusione che provavo, non ho avuto esitazioni: dovevo essere forte anche per te. Infine, la terza cosa che mi ha aiutato è stata che, nonostante la durezza e la crudeltà di un aborto, questo significa anche che abbiamo tutte le chance di una nuova gravidanza, che il nostro caso non è per niente disperato.

COSA PROVI QUANDO MI VEDI PIANGERE PER QUESTE TERAPIE ? QUANDO TI DICO CHE SONO STANCA ?

È la cosa più dura. So che le terapie che segui sono pesanti sia dal punto di vista fisiologico, sia da quello psicologico, e mi dispiace tantissimo vederti piangere. A questo si aggiunge un sentimento di frustrazione, perché vorrei che questo carico di cure ed ormoni che devi portare da sola potesse finire anche sulle mie spalle. Ma è impossibile. Allora penso che tutto quello che posso fare è incoraggiarti, sostenerti, darti tutto il mio appoggio. E che se riesco a farti distrarre con una battuta, un mimo o un balletto stupido, o se riesco a farti vedere le prossime tappe con più ottimismo, un po’ è come se ti avessi alleggerito il carico che devi portare, o come se avessi tolto un sassolino dalla nostra strada tortuosa.

TI DICI MAI CHE NON E GIUSTO QUELLO CHE CI CAPITA ?

Di nuovo, quello che sto per dire non vuole essere una lezione morale. In generale, credo che la vita sia ingiusta. Quello che succede alla gente ed a noi in particolare, non ha niente a che vedere con karma, piani divini imperscrutabili, tessuti di cui vediamo solo il rovescio, od altre metafore o racconti fantasiosi del genere. Sembra una visione cinica, ma in realtà mi permette di trovare le motivazioni per andare avanti dentro di me (di noi) e nei fatti, nei dati, nella realtà. Io credo che avremo un bimbo perché le cure funzionano. La strada che stiamo percorrendo è certo più difficile di quella di altri. Ma non credo che ci sia un perché al di là degli elementi fisiologici e medici.

È giusto, ingiusto ? Né l’uno né l’altro. O forse sì, è ingiusto, nel senso che facciamo parte di quel 15%-20% delle coppie meno fortunate. Ma (senza voler fare lezioni di vita), a che serve commiserarsi ? Preferisco concentrarmi su ciò che può essere utile a farci raggiungere il nostro obiettivo.

SENTI IL BISOGNO DI PARLARE DI QUESTI PROBEMI CON QUALCUNO OLTRE A ME ? DI SFOGARTI ?

 A volte sì. Però di carattere ho tendenza a parlare poco o nulla di cose personali al di fuori di te, dei miei genitori e di mia sorella (4 persone in tutto sulla faccia della terra…) Visto che tu ne hai già abbastanza di carico sulle spalle, non mi sembra proprio il caso di aggiungere altro peso, anzi, devo piuttosto cercare di allegerirti. Gli altri tre sono lontani e per telefono non è lo stesso. Ma parlare con loro mi ha fatto bene in qualche occasione.

PERCHE SECONDO TE GLI UOMINI IN QUESTE SITUAZIONI NON FANNO COME LE DONNE , CHE CERCANO IL SOSTEGNO ATTRAVERSO ASSOCIAZIONI, FORUM ED ALTRO ?

È difficile generalizzare. Però mi sembra che ci siano almeno due fattori. Il primo è che gli uomini sono spesso si pongono meno problemi e vivono più leggermente le situazioni, forse perché più superficiali, ma ovviamente si tratta di una generalizzazione ed ognuno è diverso. Il secondo fattore è secondo me di carattere sociale. La società nega spesso all’uomo la possibilità di mostrarsi debole e di chiedere aiuto ad altri. L’uomo deve essere forte, indipendentemente da quello che succede. È una pressione sociale che ha certo una radice maschilista (perché è l’uomo deve che essere forte ? la donna non è capace forse di esserlo altrettanto ?). Le cose forse stanno poco a poco cambiando, soprattutto in alcuni contesti , ma l’impronta sociale del passato non si cambia facilmente. Io stesso non mi vedo capace di cercare sostegno tramite forum o cose simili. Forse perché come dicevo prima mi sento ancora « forte ». Forse perché ho l’abitudine a rivolgermi a pochi intimi. Non so se questo deriva dalla pressione sociale – mai mostrarsi deboli ! – o dal mio carattere.

PENSI CHE IL PERCORSO CHE STIAMO AFFRONTANDO CI ABBIA CAMBIATO ? IN CHE COSA ?

Stiamo imparando a essere pazienti. Stiamo imparando che dare la vita non è qualcosa di scontato. Stiamo anche soffrendo, e c’è il rischio che la sofferenza renda cinici, amari o che si abbia paura di soffrire ancora nel futuro. Bisogna evitare che ciò accada. Ho sempre pensato che da quasi tuttte le esperienze della vita ci sia qualcosa da imparare, qualcosa di positivo da prendere. Se la nostra strada sboccherà finalmente su un piccolo piagnone riempi-pannolini, penso che sarà facile guardarsi indietro e trovare degli aspetti positivi, in primis apprezzeremo ancora di più la gioia di aver dato la vita. Certo, esiste anche la possibilità che la nostra strada non sbuchi mai da nessuna parte (anche se non ci credo). In quel caso sarà molto più difficile trovare un aspetto positivo. In questo momento non ne vedo. Ma è ancora totalmente prematuro pensare a questo.

PENSI CHE LE DIFFICOLTA CHE INCONTRIAMO TI FARANNO VIVERE DIVERSAMENTE LA PATERNITA ? IN CHE MODO ?

Come dicevo, penso che avremo ancora di più la consapevolezza dell’importanza di poter dare la vita. Non credo che queste difficoltà mi faranno diventare un genitore troppo ansioso – e soprattutto spero che non sia così per il bene del piagnone riempi-pannolini !”

Non ho bisogno di aggiungere altro, le sue parole hanno già detto tutto. E devo ammettere che durante questa conversazione ho pianto come una fontana, non sono riuscita a controllare le mie ghiandole lacrimali. Non è stato un pianto di tristezza, ma di emozione, perchè per la prima volta abbiamo espresso a parole tutte le cose che sono rimaste sempre sottointese.

io non credo alle favole

cicogna
Una cicogna sulla Tour Eiffel?

Da piccola non mi addormentavo la sera se la mamma non mi leggeva almeno una favola.
Da piccola mi piaceva inventarmi un sacco di storie fantastiche, con fate, streghe e bambine con i super poteri, e quando ho iniziato ad andare a scuola, ho scoperto che mi piaceva mettere per iscritto quanto mi passava per la testa.
Da piccola credevo a Babbo Natale, la Befana, la fata dei dentini.
Non ho mai creduto, invece, alla storia della cicogna che porta i bambini, né che questi nascano sotto un cavolo. Mi avevano convinto che i bambini arrivano quando la mamma e il papà insieme decidono di volere un bimbo e lo desiderano cosi tanto che alla fine Gesù (sono nata e cresciuta in una famiglia cattolica…) ne sceglie uno tra quelli che stanno sulle nuvolette in cielo e lo invia nella pancia della mamma!

Ora non credo più alle favole. Soprattutto all’ultima, perché se fosse vera io di bimbi ne dovrei già avere una quantità enorme, considerando da quanto tempo io e Ma ne desideriamo uno!