Quello che le mamme non dicono

Dopo due anni e mezzo di ricerche e cure per arrivare a Paciocca, una volta incinta mi ero detta che la strada sarebbe stata sempre in discesa e che la scelta di fare la mamma a tempo pieno mi avrebbe permesso di godere al massimo della la maternità e che mi avrebbe reso la persona più felice del mondo.

Io che sono sempre stata ansiosa e nervosa di natura, credevo che con la nascita della bimba mi sarei trasformata improvvisamente in un’abitante del Nirvana.

È stato duro dovermi ricredere su tutto ciò e rendermi conto che diventare mamma era ben diverso dal paradiso che mi ero prospettata.

Non sono state le poche ore di sonno a pesare di più, come pensavo all’inizio. Anzi, quello mi è pesato anche relativamente poco, visto che dopo i primi tre mesi abbiamo dormito tutti insieme nel lettone,  semplificandoci la vita.

Quello che nessuno ti dice è che lo stravolgimento della tua vita, che da donna ti fa diventare mamma, non è solo rose e fiori, sorrisi e coccole, come tutti credono. C’è infatti una realtà di cui le donne parlano poco, magari con le amiche più intime, nascondendola ai più.

Mi sono resa conto tardi di questa realtà, che accomuna tante mamme. Se l’avessi realizzato prima forse mi sarei risparmiata tanti sensi di colpa inutili.

Ragazze, future mamme e neo- mammine che leggete, vi voglio rivelare la realtà nascosta della maternità, quella che nessuna racconta, per tranquillizzarvi, per farvi capire che quello che provate o proverete è normale e che non dovete sentirvi in colpa.

Non siete delle madri snaturate se all’ospedale preferireste che vostro figlio fosse messo al nido piuttosto che stare in camera con voi, almeno la notte, per riposarvi e fare una transizione più dolce alla nuova quotidianità.

Non siete madri snaturate se vi sentite terrorizzate al pensiero di tornare a casa con questo esserino minuscolo e dover badare a lui 24h/24.

Non siete madri snaturate se vi sentite stanche, inadatte, imbranate, con le lacrime che premono per uscire al minimo pretesto.

Non siete cattive madri se vi prendete 5 minuti per dedicarvi ai vostri bisogni fisiologici e in quel mentre il pupo si mette a piangere disperato e voi non accorrete subito.

Non siete cattive madri se il vostro tesorino urla come un indemoniato e voi non riuscite a capire perché.

Non siete cattive madri se non riuscite a digerire subito il vostro cambiamento, se vi sentite annullate come donne, risucchiate in un corpo che non riconoscete più.

Non siete cattive madri se non riuscite a provare quella felicità strabordante che vi eravate immaginate quando eravate incinta al pensiero di tenere in braccio vostro figlio.

Non siete cattive madri se vi ritrovate a ripensare con malinconia alla vostra vita precedente.

Non siete cattive madri se desiderate che il tempo passi veloce e che vostro figlio cresca il prima possibile.

Non siete cattive madri se, superati i primi mesi di vita del piccolo, vi dite : “Non vorrei tornare indietro”.

Non siete cattive madri se sognate di fuggire di casa, dalla quotidianità, se preferireste tornare al lavoro piuttosto di rimanere a casa a cambiare decine di pannolini, pulire vomitini ed occuparmi delle faccende domestiche.

E non siete cattive mogli se la casa non è in ordine come prima, se le camicie del marito non sono stirate, se per cena si mangiano piatti surgelati o pasta in bianco.

Non siete cattive mogli se non avete più voglia di truccarvi o stirarvi i capelli, se preferite rimanere in tuta e uscire con scarpe basse piuttosto che con i tacchi da 10 cm.

Non siete cattive mogli se non riuscite a sorridere al marito che rientra a casa la sera e se vi sentite astiose nei suoi confronti perché almeno lui può starsene fuori casa e dedicarsi al suo lavoro, può parlare con persone adulte e non passa la giornata a fare versi idioti ad un neonato.

 

Non siete cattive mogli se perdete la pazienza, se non ce la fate a reggere la quotidianità, se avete bisogno di aiuto.

Perché è normale sentirsi catapultate in un ruolo che non è esattamente quello che vi aspettavate di dover interpretare, perchè è normale sentirsi private della propria identità ed essere alla ricerca di un nuovo equilibrio.

Perché è normale sentirsi prigioniere della propria casa, senza sapere se gli orari del principino vi permetteranno di uscire o meno.

Perché è normale passare una fase di sciatteria, non sentitevi in colpa se mentre passeggiate incontrate delle mamme in minigonna e tacchi a spillo, che ne sapete voi della loro quotidianità? Magari hanno una babysitter 24h/24, magari vanno a dormire vestite così ed il trucco sul viso è fatto con pennarello indelebile in modo che non devono rifarlo ogni giorno o magari dormono un’ora in meno pur di uscire truccate.

Non lasciatevi ingannare dalle foto sui social delle vostre amiche mamme tutte sorridenti come se avessero vinto la lotteria, quei sorrisi nascondono stanchezza e giornate difficili come le vostre.

Accettate i vostri sentimenti, sono normali. Non nascondete le vostre paure e la vostra stanchezza, imparate a chiedere aiuto.

Avrei voluto che qualcuno mi raccontasse la realtà così come sto facendo io con voi oggi. Spero che le mie parole possano essere di aiuto a qualcuna di voi.

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