Il tempo vola

Non ho più il coraggio di promettere che riprendero’ a scrivere con regolarità sul blog, perchè troppe volte me lo ero proposta e poi non sono riuscita a mantenere il mio proposito. Per cui, per chi di voi ancora mi segue, approfittate di questo post ora che il tempo me lo permette!

Sono passati mesi dall’ultima volta che ho scritto, riassumere cosa è cambiato, cosa è successo è difficile.

Paciocca ha ormai quasi 14 mesi, è una bimba vivace, sorridente e bellissima, anche se quest’ultimo giudizio non è ovviamente oggettivo. 🙂 Vi lascio giudicare quindi da questa foto, scattata il giorno del suo primo compleanno.

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A nove mesi ha iniziato a dire “mamma”, è stata poi la volta di “papà” per la par condicio, poi “nanna” …e la parola più utilizzata è attualmente “NO”, detto in modo deciso, bello chiaro. Ci siamo resi conto, pero’ , che forse non ha ben chiaro  cosa voglia dire veramente “NO” , perchè l’altra sera, mangiando di gusto (il che è molto raro) il filetto comprato dalla nonna, continuava a dire “NO” per farci capire che voleva un altro pezzettino di carne! C’è quindi un attimo da rivedere il significato della parola…

A quasi dieci mesi ha iniziato a fare i primi passi, accompagnata dalla mamma o dal papà, che all’inizio si spezzavano la schiena per sostenerla sotto le braccia. Un mese e mezzo dopo ormai aveva acquisito abbastanza equilibrio in modo tale da aver giusto bisogno di una mano di accompaganamento e di sicurezza, anche se in realtà sarebbe anche capace di farcela da sola secondo me. Attualmente socrazza per casa tenendosi al suo carrellino primi passi, ha pure imparato a sterzare e andare in retromarcia con questo preziossimo sostegno.

Ormai sa battere le manine, ballare quando sente la musica, dondolandosi sulle gambette paffutelle e alzando le braccia a mo’ di ola, sa indicare le cose con il dito, fare “ciao ciao ” con la manina,  accendere lo stereo e avviare il cd  con le sue canzoncine e accendere la TV per guardare le news del giorno…

Da febbraio ha anche iniziato ad andare da una tata (in francese “nounou”) che tiene altri due bimbi a casa sua. In realtà questa è la terza tata che proviamo e finalmente abbiamo trovato quella buona, perchè con le prime due le cose non sono andate come sperato e dopo pochi giorni si sono rifiutate di continuare a seguire Paciocca, perchè secondo loro piangeva troppo. Mi è stato quindi rimproverato il fatto che mia figlia di 7 mesi (questa l’età a cui avevamo iniziato con la prima tata, con la seconda ne aveva 8) fosse troppo attaccata alla mamma e che io continuassi ad allattarla, impedendole quindi il distacco necessario per poter essere seguita da una terza persona. Mi è stato addirittura consigliato, oltre a smettere di allattarla e forzarla a prendere il biberon o le pappe, di vedere un pedopsichiatra per farmi consigliare come modificare il mio rapporto con Paciocca, in modo da farla diventare più indipendente. E io, scema, ho pure seguito il consiglio e sono andata a due sedute con una pedospichiatra e una puericultrice, che hanno sentenziato, dopo aver osservato per pochi minuti le reazioni della bimba messa a sedere su un tappetone a giocare e scoppiare a piangere per essere presa in braccio dalla mamma, che mia figlia era capricciosa e che i suoi pianti erano sintomo di prepotenza. Come si puo’ giudicare capriccioso e prepotente un bébé di 7 mesi e mezzo? Mi era stato consigliato di lasciarla piangere e di farla dormire in culla da sola, invece che nel lettone con noi (il che mi evita di dovermi alzare ogni volta che lei vuol mangiare di notte). Ho seguito il consiglio per tre sere, di cui la prima Paciocca ha pianto disperata per 90 minuti di fila prima di addormentarsi esausta, per poi risvegliarsi un’ora dopo e ricominciare da capo la trafila! Dopo tre giorni cosi’, ero talmente stressata e stanca che ho lasciato perdere e ho deciso di riprendere le nostre abitudini, che permettono a  tutti e tre di dormire più tranquilli e di coccolarci durante la notte.

Stessi consigli inappropriati li ho ricevuti per il fatto che Paciocca, tuttora, non fa dei veri pasti e continua a preferire il latte di mammà. Assaggia quasi tutto, ma dopo pochi bocconcini non c’è verso di farle aprire la bocca. A otto mesi la pediatra, che una luminare di certo non è, mi ha detto di non darle più poppate durante il giorno se Paciocca si rifiutava di mangiare la pappa. E fu cosi che io e MA passamo 5 giorni d’inferno, a cercare di fare entrare a forza il cucchiaino nella boccuccia della bimba, impiegando anche un’ora per farle inghiottire a malapena 20 grammi di pastina. Risultato: mamma stressata e non convinta di questo tipo di approccio, bimba che piangeva non appena messa sul seggiolone, rifiutandosi di aprire la bocca, digiuna per 10 ore di fila e capace di aspettare fino a sera per avere la poppata di fine giornata. E fu cosi’ che anche la pediatra fu mandata a quel paese e ritornammo all’open tetta-bar a volontà, con qualche assaggio di altri cibi se le va, quando e quanto ne ha voglia, senza forzature, senza stress per nessuna delle due, godendoci i momenti di coccole tra noi durante le poppate.

Ho capito finalmente che la persona migliore per giudicare cosa è bene per mia figlia sono solo IO, la sua mamma, che posso ringraziare per i consigli che ricevo e decidere poi di fare di testa mia, perchè, se io non sono convinta di una cosa, questa non potrà mai funzionare per noi due. Abbiamo cosi’ imparato a vedercela tra noi, io e Paciocca, e lasciare tutti gli altri parlare liberamente, facendo scivolare via le loro opinioni senza che ci scalfiscano.

In questi 14 mesi non è cresciuta solo Paciocca,  ma sono cresciuta anche io come mamma e, dopo una vita passata a farmi condizionare dagli altri, sto finalmente imparando a lasciar correre, a non farmi condizionare, a fidarmi di me stessa.

 

 

 

 

 

 

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