Buona fine…e buon principio!

“Buona fine e buon principio!”. Questa era la frase che mia zia F. pronunciava ogni volta la mattina del 31 dicembre, all’epoca in cui ci ritrovavamo tutti nella casa in montagna della nonna per passare insieme la fine d’anno.

Quando mi svegliavo la mattina, con tutta la calma tipica delle vacanze natalizie, mi ritrovavo a fare colazione in una cucina sottosopra, con la nonna che già da tempo si era messa all’opera per preparare il cotechino, le lenticchie ed il brodo per il cenone. Io che odio il cotechino e pure l’odore del brodo (anche se alla fine il brodo mi piace, ma non sopporto l’odore), cercavo di concentrarmi sulla mia fetta di pandoro o panettone, costringendo il mio naso ad ignorare l’ambiente circostante. Poi andavo a salutare i miei zii, che alloggiavano nella casa a fianco, e ricordo appunto che la zia F. esordiva sempre con questa frase per darci il buongiorno. Si discutevano un po’ i dettagli tecnici per la cena, chi comprava cosa, chi preparava l’antipasto e il dolce. Ognuno, a parte gli uomini, era responsabile di qualcosa. Io di solito ero l’incaricata, insieme alla mamma, di preparare le immancabili tartine e/o le torte salate che fungevano da antipasto. Mi piaceva tanto sbizzarrirmi con accostamenti sempre nuovi: gamberetti e rucola, tonno e maionese, uova ed asparagi, salmone e uova di lompo (il caviale costava troppo) erano comunque gli immancabili di ogni anno. Di quelle tartine ne preparavamo in quantità industriali, erano una delle cose più apprezzate della cena, tant’è vero che se fosse stato per me e per la zia, il cenone avrebbe potuto limitarsi solo all’antipasto, il resto ci interessava di meno. Ma come si fa a rinunciare alle lenticchie l’ulimo dell’anno? “Portano fortuna” diceva la nonna, mettendoci nel piatto cucchiaiate di lenticchie in umido e costringendoci a mangiarle anche se avevamo già la pancia piena.

E poi arrivava il momento della classica tombolata. Quando ero piccola mi piaceva tanto perchè era l’occasione tra l’altro di guadagnare qualche soldino da spendere poi nei giorni successivi all’unico negozio di giochi e giornali del paese. Crescendo, invece, la tombola mi è diventata sempre più insopportabile, perchè è noiosa e venivo colta, come tutti gli altri, da un abbiocco post-prandiale difficile da gestire. Un paio di anni mio zio ha introdotto il gioco della roulette al posto della tombola. Lo zio faceva il croupier e prima di ogni giro della roulette declamava a voce alta:”Les jeux sont faits, rien ne va plus!“. Alla mia prima partita ho fatto “un plein“, cioè ho beccato in pieno il numero che usci’ e vinsi un sacco di soldi (o meglio di fiches). Mio zio ne fu cosi’ colpito che voleva portarmi con sè al Casino di Venezia! Ma si tratto’ solo della fortuna del principiante purtroppo.

Quando la mezzanotte si avvicinava, si sgomberava la tavola dai vari giochi, si preparava la bottiglia di Spumante, si iniziava a tagliare il pandoro e la zia portava in tavola la ciotolina di zabaione caldo che era l’immancabile accompagnamento al dolce, giusto per restare leggeri e dare la botta finale allo stomaco. Ma che bontà pero’! Ci si metteva attorno alla tavola, ognuno con il proprio bicchiere (di carta, per evitare di dover lavare altre stoviglie ancora) e tutti gli sguardi erano puntati sul conto alla rovescia dello spettacolo in onda su Rai Uno.

“10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1…Buon anno!”

Spumante, pandoro, baci e abbracci, con in sottofondo la musica della TV che restava accesa, anche se nessuno ci badava più. Poi gli uomini, con la scusa di accontentare mio fratello, uscivano in cortile per sparare qualche piccolo botto innocente e io, infreddolita, mi limitavo a guardarli dalla finestra di casa, non vedendo l’ora di andare a letto, stanca morta della giornata. Non ho mai resistito molto tempo dopo la mezzanotte che io mi ricordi, nemmeno dopo i 20 anni. La mezzanotte sanciva la fine della festa, che per quanto fosse stata bella, meritava di finire cosi’ senza doversi trascinare per forza a lungo.

Ricordo che all’epoca di queste feste in famiglia, quando ormai ero più grande già al liceo, avrei desiderato trovarmi a festeggiare con i miei amici piuttosto che in famiglia. A ripensarci ora, invece, mi rendo conto di quanto erano belli quegli anni, quelle occasioni di stare tutti insieme, volenti o nolenti.

Ricordo pero’ un altra fine anno, più recente, ma ancora più bella. Sempre in famiglia, con zii e nonna, a casa dei miei, sei anni fa. New entry della famiglia: MA, che avevo conosciuto sei mesi prima e che era venuto a passare la fine d’anno a casa dei miei. Il nostro primo 31 dicembre insieme. In quell’occasione, abbiamo sbalordito tutti annunciando il nostro matrimonio entro il 2010, lasciando la famiglia al completo (a parte mia sorella che era già stata messa al corrente in anteprima) a bocca aperta per la rapidità della decisione. Ma noi siamo sempre cosi’: sulle scelte importanti (vedi anche l’acquisto dell’appartamento a settembre scorso) ci lanciamo senza indugi, perchè seguiamo il nostro istinto e siamo sicuri di non sbagliare. E per me, che sono in genere l’eterna indecisa su tante cose, questo aspetto è incredibile.

Come in tutte le feste passate lontano da casa, oggi mi sento nostalgica. Per noi stasera sarà una serata semplice, en tête à tête come sempre. D’altronde tutti gli italiani che conosciamo sono rientrati a casa per le feste.

Non essendo più obbligati a ingozzarci fino al limite del possibile, il nostro cenone sarà semplice come piace a noi. Aperitivo con crodino e taralli, pizza fatta in casa (tra poco metto a crescere la pasta) e poi millefoglie con crema alla nocciola, proveniente da una delle mie boulangeries preferite. Fine. Cose semplici ma molto gradite, che ci eviteranno di svegliarci la mattina dopo con la sensazione di pesantezza provata per anni al Primo Gennaio, quando poi eri obbligato a metterti comunque a tavola per finire gli avanzi della sera prima, ascoltando il “Bel Danubio Blu” del concerto da Vienna su Rai Uno, ovviamente!

E quindi vi auguro un buon cenone, per chi lo ama veramente “one” o per chi desidera stare più leggero. Per noi, anche se semplice, sarà il nostro ultimo cenone a due, e mi rendo conto che il desiderio che avevamo espresso un anno fa proprio in questa occasione si è avverato:”Sarà il nostro ultimo Capodanno a due” ci eravamo detti ed infatti cosi’ è. Anche se Paciocca sta ancora al calduccio nella mia pancia, la sua partecipazione alla nostra vita nelle ultime settimane diventa sempre più attiva ed i suoi calci, anche prima di dormire, sono il più bel regalo che potessimo ricevere in questo 2015 che sta per concludersi.

fineanno

 

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