Cervelli in fuga

Ieri pomeriggio c’è stato il primo incontro ufficiale tra italiani di Gif sur Yvette (il nostro nuovo paesino verdeggiante).

Scopo della nostra “happy ora” (come è stata ribattezzata): conoscersi e organizzare la nascita di questa nuova associazione di compatrioti o anche solo di amanti del Bel Paese.

RO., il cervello del gruppo, è riuscita a recensire ben 26 famiglie italiane nei dintorni di Gif. Non tutte sono potute venire ieri alla riunione, ma la sala del locale che ci ha ospitato era comunque piena di persone, con un’allegra ed assordante confusione creata dai vari bambini presenti.

E’ stato un pomeriggio “sociale” come a me e a MA non capitava da tempo, troppo tempo! Una vera immersione nell’italianità, in tutti i suoi aspetti. Il primo, indiscutibile, è stato il livello sonoro dell’incontro, che ha raggiunto decibel che solo tra compatrioti si riescono a raggiungere! Alla faccia dei francesi, che quando si ritrovano mantengono livelli di voce flebili e simili a sussurri. Evviva la “cagnara”, come si dice a casa mia!

Abbiamo passato due ore a conoscere nuove persone, ad ascoltare le loro storie, le loro origini ed il percorso che li ha portati in Francia.

Mi sono accorta, con stupore, che quasi tutte le persone con cui ho parlato ieri sono arrivate a Gif sur Yvette per lo stesso motivo: un lavoro nel campo universitario. Come me, come MA. Siamo tutti cervelli in fuga, che abbiamo dovuto lasciare il nostro Paese alla ricerca di un lavoro, di una sicurezza economica che l’Italia non ci poteva garantire. Ascoltare i racconti di queste persone mi ha fatto capire che io alla fine sono stata addirittura fortunata, perchè sono emigrata una sola volta e ho messo subito radici in Francia. C’erano famiglie che avevano vissuto in due o tre Paesi diversi,che hanno dovuto imparare più di una lingua ed adattarsi a culture differenti, prima di arrivare ad avere un posto fisso qui. Di fronte a casi come questi, anche io mi sento provinciale!

E’ stato veramente bello condividere parole, opinioni, idee con persone che come noi hanno affrontato lo stesso percorso e che abbiano voglia di mantenere vive le nostre origini, la nostra lingua, la nostra cultura.

Sono uscita da questo incontro felice, grata di aver potuto vivere un momento simile e di aver potuto conoscere queste persone e con la voglia di creare insieme qualcosa di tangibile, un gruppo, un’associazione che ci riunisca tutti e che ci faccia un po’ da famiglia, per  noi che abbiamo dovuto lasciare le nostre famiglie lontano.

In tutto questo mi è rimasto un po’ di amaro in bocca, una tristezza al pensiero di come l’Italia si stia privando di tante menti brillanti, che sono costrette ad andarsene via per cercare altrove qualcosa che il nostro Paese non è in grado di offrire. Uno spreco, una perdita di cui le “grandi menti” alla guida dell’ Italia chissà quando si accorgeranno !

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