Sei anni

Il 9 giugno 2009 ho preso l’aereo che mi ha cambiato la vita: un aereo che mi ha portato via dall’Italia, dalla mia casa, dalla mia famiglia, ma che mi ha permesso di conoscere MA e di sposarci.

Avevo saputo di aver avuto il posto all’Università solamente a fine aprile e dovevo iniziare a lavorare qui il 15 giugno, quindi l’ultimo mese italiano è stato un vero casino: dare la notizia alla mia capo che me ne sarei andata prima del previsto (il che ha generato non poche scenate, vista la quantità di lavoro che facevo e lo stipendio che mi passava l’Università di Padova), chiudere il conto in banca, preparare i bagagli, salutare tutti e …trovare un appartamento a Parigi. Quello era il punto più dolente da affrontare perchè, cari miei, trovare un buco decente in questa città è una specie di prova del fuoco! Conosco gente che per la disperazione stava pensando di rifare armi e bagagli e tornare in patria.

Il problema di questa città è che il mercato immobiliare, vista la pressante richiesta di alloggi, sa che ti puo’ proporre di tutto a prezzi esorbitanti perchè tanto qualcuno che accetta lo trovano sempre. Quindi è la routine trovare monolocali (qui chiamati “studio”) di dimensioni irrisorie, che vanno dai 9 metri quadri ai 25. Ed in nove metri quadri ci fanno stare angolo cottura e bagno, ci credete? Vi assicuro che è possibile. Se volete farvi un’idea delle condizioni di vita in cosi’ poco spazio basta che vi guardiate il film con Renato Pozzetto “Il ragazzo di campagna”!

Ancora peggio quelli che si trovano a vivere nelle cosiddette chambres de bonnes, cioè le stanze delle domestiche, che si trovano all’ultimi piano (leggi sottotetto) dei palazzi hausmaniani parigini. Ovviamente il bagno è sul pianerottolo!

Potete intuire quindi, vista la difficoltà di trovare un alloggio qui, come la cosa si complicasse ancora di più se la ricerca la dovevo fare dall’Italia, senza la possibilità di vedere personalmente quello che mi proponevano! E se la ricerca la dovevo fare ritagliandomi degli intervalli di tempo al lavoro, senza che la mia capo se ne accorgesse. Alla fine, esausta e disperata, con la prospettiva sempre più rela di andare a vivere sotto un ponte, mi sono rivolta ad un’agenzia immobiliare che mi ha trovato nel giro di due giorni uno studio di 27 metrii quadri (una reggia per gli standard parigini) per 850 euro al mese. Per soli 900 euro di spese di agenzia aggiuntive! Ahia!  Unico punto a favore: lo studio era poco lontano dall’Università e potevo andarci a piedi e a due passi da casa avevo la linea di metropolitana più recente di Parigi e la più veloce.

La ricerca della casa e i dettagli del trasferimento mi avevano cosi stressato che quel 9 giugno, mentre i miei mi accompagnavano a Venezia a prendere l’aereo, io in auto dormivo. Dormivo anche per cercare di non pensare, di ricacciare indietro le mille emozioni che mi giravano dentro, emozione per la nuova avventura, ma anche paura per l’ignoto, tristezza di lasciare tutto dietro di me cosi, senza avere avuto veramente il tempo di abituarmi all’idea…

Quando mi sono avviata verso i controlli di sicurezza, lasciando i miei genitori li’ a  guardarmi, sorridevo, non ho pianto (anche perchè la mamma aveva già preso i biglietti per venire a trovarmi dopo tre settimane), ma dentro avevo un vortice di sentimenti che mi scombussolava tutta.

Quando il taxi mi ha lasciato davanti al palazzo che sarebbe stato il mio nuovo domicilio, con le mie tre valigie, da sola, ho iniziato a realizzare veramente quello che stava succedendo. Il resto del pomeriggio l’ho passato a disfare i bagagli e pulire la mia minuscola casetta (non era male, le foto che avevo visto erano abbastanza veritiere) e personalizzare l’ambiente. Poi è stato il momento di fare un po’ di spesa, per potermi almeno sfamare quella sera e ho dovuto chiedere al supermercato di poter prendere in prestito il carrello per portare a casa tutte le provviste perchè a mano non ce la facevo. Hanno voluto che gli lasciassi un documento per essere sicuri che riportassi il carrello!

Tutte queste cose mi hanno fatto arrivare a sera in un baleno, senza permettermi veramente di pensare a cosa era successo nel giro di poche ore alla mia vita. Ma quando mi sono messa a preparare la cena, in attesa che l’acqua della pasta bollisse, ho avuto il crollo e sono scoppiata in lacrime! Mi sono guardata intorno, in quel minuscolo (perchè non mi ero ancora abituata agli standard parigini!) appartamento, mi sono vista li’ completamente sola, senza un’idea di come sarebbe stato il mio futuro, senza la mia famiglia con cui parlare durante la cena e raccontarci della giornata, senza poterli chiamare perchè non avevo il telefono in casa… e mi sono sentita piccola piccola e le prime parole che mi sono venute in mente sono state: “Ma cosa ho fatto?”.

(La risposta a questa domanda è arrivata qualche settimana dopo, quando il 20 giugno ho incontrato MA! Ma questa è un’ altra storia che vi raccontero’ tra qualche giorno).

Riassumendo quindi cosa è accaduto in questi sei anni francesi: ho cambiato casa 4 volte, ho cambiato lavoro altrettante volte, passando dall’ Universita alla pasticceria alla cioccolateria per arrivare quindi al mondo delle lezioni private, mi sono fidanzata e sposata, abbiamo iniziato il lungo cammino per avere il nostro Paciocco… direi che sono stati sei anni pieni di tante cose, di momenti felici ma anche di tanti momenti difficili, di gioia e di tristezza, di risate e di lacrime, di amore per questa città ma anche di tanta tanta nostalgia.

Non è stato facile partire e non è facile continuare a vivere qui, non so cosa ci riserverà il futuro e se la nostra casa resterà qui, è un periodo in cui ci sono troppe cose in ballo per sapere cosa succederà da questo punto di vista. Quello che so, che sento, è che io quell’aereo l’ho dovuto prendere per poter conoscere MA! Il lavoro è stato solo un pretesto, che si è rivelato una grande delusione, ma mi ha permesso di realizzare qualcosa di ben più grande. Quindi, nonostante tutto, devo dire grazie a questa città, che ha permesso a due persone di incontrarsi e di voler passare insieme il resto della loro vita!

uno dei primi tramonti parigini  nel 2009

uno dei primi tramonti parigini nel 2009

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4 pensieri su “Sei anni

  1. Grazie! Coraggiosa o incosciente, sono partita con la voglia di cambiare la mia vita, alla fine è successo ma mi rendo conto che non avevo valutato tante cose. Adesso non lo rifarei mai. Ah, la vecchiaia!

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