La nounou

In Francia la tata viene chiamata “nourrice” e da qui si passa al termine più comune “nounou” che per i bimbi è più facile da pronunciare.

I “modes de garde”, ovvero le varie alternative che i genitori hanno a disposizione per affidare a qualcuno la cura del loro bambino, sono svariati qui.

Per i bambini al di sotto dei 3 anni esistono gli asili nido (crèches) pubblici, in cui per entrare devi portare un cero alla Madonna e prenotarti un posto non appena sei uscita dal bagno con il test di gravidanza in mano positivo! Se le tue preghiere votive non hanno funzionato o tu sei un po’ un bradipo e non ti sei svegliata per tempo per correre a prenotare il nido, allora puoi pensare di vendere un rene e cercare piuttosto un nido privato. Se ti senti particolarmente disponibile e coraggiosa, potresti rivolgerti anche ad una “crèche parentale”, un nido organizzato da una banda di audaci genitori, che si alternano nella gestione delle giornate, dando la loro disponibilità per almeno qualche ora a settimana. Questo ha il vantaggio di non pesare troppo sulle spese mensili familiari, ma richiede una buona dose di tempo e di energie.

Se volete scartare il nido per vari motivi (tra cui i più validi sono le varie epidemie che girano ogni anno tra i bambini, che oltre a giochi e figurine si scambiano anche virus e batteri di ogni genere, prediligendo in particolare quelli delle gastroenteriti che qui in Francia vanno molto di moda!), allora potete cercare una tata appunto. La nounou puo’ venire a casa vostra o occuparsi di vostro figlio al suo domicilio. Parliamo intanto del primo caso, ossia di una persona che venga a casa vostra. Per la ricerca di questa Mary Poppins potete farlo voi direttamente mettendo annunci in giro per il quartiere o su internet, oppure alleviare la vostra fatica affidandovi a delle agenzie specializzate, che dopo aver compilato un elenco dettagliato delle vostre esigenze, vi proporranno delle potenziali candidate con cui potrete concordare un appuntamento e avere un colloquio. Naturalmente queste agenzie spesso richiedono spese di iscrizione non proprio banali e le loro tariffe sono più elevate di quelle che potreste trovare da voi. Il vantaggio è che si occupano del contratto in regolae di tutte le scartoffie collegate e che in questo modo la famiglia,  con un contratto vero e proprio, puo’ beneficiare di aiuti statali quali la CAF e il 50% delle spese viene detotto dalle tasse. Questo è un buon modo per spronare la gente a mettere in regola le persone che lavorano  a domicilio, evitando il lavoro in nero.

Infine, come accennato prima, c’è la possibilità di trovare una nounou, che si occupi del vostro angioletto a casa sua e molto spesso tiene contemporaneamente anche altri bimbi, per un totale di 4 al massimo. Queste nounous hanno seguito un corso statale di 60 ore per avere l’abilitazione e sono soggette a controlli in teoria molto stretti (in pratica non so quanto lo siano), che hanno lo scopo di verificare che la loro abitazione sia adatta ad ospitare dei bimbi cosi’ piccoli. Le tariffe di queste nounous, che vengono chiamate “assistantes maternelles”, sono abbastanza vantaggiose, si va dai 2 ai 5 euro all’ora, ottenendo sempre gli aiuti statali della CAF  e della deduzione dalle tasse del 50%.

Tutto questo preambolo per dirvi cosa?

Che anche Paciocca ha la sua nounou, da febbraio scorso, quando ha compiuto un anno. Quando ero incinta, mi ero ripromessa che mi sarei occupata io di lei fino a quando non avrebbe iniziato la scuola materna. Non lavorando, avrei avuto il tempo e la fortuna di poter seguire personalmente la crescita ed i progressi di mia figlia e mi sembrava la cosa più bella del mondo. Poi ho cambiato idea. Ho capito che la vita con un bébé 24h/24, 7 giorni su 7, è micidiale. Soprattutto i primi mesi, che sembrano non passare mai, e durante i quali la mancanza di sonno peggiora le cose. Poi i giorni, man mano che i bimbi crescono, diventano frenetici, le mamme devono correre da mattina a sera per stare dietro a questi esserini pieni di esigenze e di energie. E non ce la facevo semplicemente più, soprattutto perchè Paciocca è una bimba ad alto contatto, che ha sempre avuto bisogno della mia vicinanza e della mia rassicurazione, il che rendeva ( e tuttora rende) difficile fare qualsiasi cosa in casa quando c’è lei. Stare in braccio, dormire accanto a me sia di notte che di giorno, il rifiuto della sdraietta fin dalla nascita, non hanno reso la vita quotidiana facile. E se non fosse per quelle ore che passa dalla sua nounou, io sarei già impazzita.

E’ stato duro ammettere di non farcela da sola e di aver bisogno di aiuto, pur non lavorando, e tuttora,  quando amici e conoscenti apprendono che la bimba va qualche ora al giorno dalla tata, mi sento giudicata negativamente e mi sembra di dovermi giustificare con gli altri sul perchè di questa scelta. E’ vero, non ho un lavoro fuori casa, ma già cosi’ le giornate sono piene e nelle ore in cui Paciocca non c’è ne approfitto per fare tutte quelle cose che la sua presenza rende complicate: commissioni, pulizie quotidiane, cucinare, stirare… raramente mi resta il tempo per riposarmi un attimo, quasi sempre mi trovo a pranzare di corsa e ripartire per andarla a prendere. Non vado a farmi la manucure, non sto spaparanzata sul divano con le gambe alzate leggendo una rivista. Non sono una scansafatiche, insomma, eppure mi sembra sempre di dover rendere conto agli altri del perchè ho bisogno di un aiuto esterno con mia figlia. Come si fa a spiegare ad una persona, che non l’ha mai vissuto direttamente, che il primo anno di vita a due con Paciocca facevo fatica anche ad andare a fare pipi’ e che il fatto di dover pranzare era diventato un’onere più che un piacere, perchè spesso non voleva stare da nessun’altra parte se non in braccio a me e che dovevo ingozzarmi in pochi minuti perchè comunque si scocciava a stare ferma?

Sinceramente, la nostra nounou mi ha salvato la vita e mi ha fatto rinascere. Anche se in quelle ore non faccio nulla di particolarmente divertente, già il fatto di ritrovarmi un po’ da sola e di non dover sempre controllare una trottolina che gira per casa aprendo cassetti e facendo un macello, già questo mi fa stare più tranquilla.

La ricerca della nostra Mary Poppins è stata lunga e travagliata, ne abbiamo cambiate due prima di trovare quella giusta, quando ormai stavo per disperare. L’adattamento di Paciocca è stato lungo e travagliato, il distacco da me è stato difficile e ci sono voluti mesi perchè io uscissi da quella casa senza udire il suo pianto. Ma so che è stata la scelta giusta, non solo per me. Da quando frequenta la tata, si è aperta di più agli altri, ha smesso di piangere di fronte agli estranei, frequenta la ludoteca con piacere, ha iniziato a mangiare un po’ di più senza dover sempre rifugiarsi nella mia tetta. Le sue giornate sono più varie, perchè ha una persona che ogni giorno le organizza attività apposta per lei, che puo’ dedicarle tutta l’attenzione di cui ha bisogno. Spesso quando vado a prenderla al pomeriggio, la trovo intenta in qualche gioco che interrompe a malincuore. E la vedo serena e sorridente. E lo sono più spesso anche io.

Devo solo smettere di sentirmi in colpa e giudicata. Sono una mamma che ha bisogno di aiuto, e allora?

 

 

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Vita da mamma di 18 mesi

A volte ritorno su questo mio pover blog abbandonato a se stesso, che gira sul web senza più cure da parte dell’autrice.

Mi sembra di vivere in una strana dimensione: i primi 10 mesi di vita da mamma sono stati eterni, lunghissimi, noiosi, deprimenti, solitari; poi il tempo ha subito un’accelerazione improvvisa ed io che mi ero abituata a viaggiare in seconda mi sono ritrovata a correre in quinta!

E cosi’ ora mi ritrovo qui a scrivere con accanto una Paciocca di 18 mesi, che parlotta a modo suo, che cammina, che gira per casa mettendo tutto a soqquadro, che mi fa sciogliere ogni volta che mi corre incontro tendendo le braccia per essere coccolata…

La vita da mamma che mi aspettavo, che avevo immaginato fin dall’inizio del nostro percorso di ricerca, è questa. L’amore puro, disinteressato, incredibile che sognavo, lo sto finalmente provando.

Ci sono voluti mesi per arrivare a questo momento, per poter realmente assaporare la maternità.

Non mi è piaciuto “diventare mamma”, lo devo ammettere. Ma adoro “essere mamma”.

Non so se chi mi legge ha figli, se li desidera, se li sta aspettando in questo momento.Voglio solo dirvi che la maternità inizialmente ti lascia un amaro in bocca difficile da accettare. Ma la felicità vera, quella che ti aspettavi da tuo figlio, arriva, sempre.

E ti ritrovi cosi’ la mattina a svegliarti presto per riuscire a fare colazione in tranquillità, ma aspettando al tempo stesso con trepidazione il momento del “risveglio del guerriero”, per sentire le sue manine paffutelle sul tuo viso, per sentirti chiamare “mamma” da una voce assonnata.

Passi le tue mattinate tra parco, passeggiata e piccole commissioni,  spingendo un passeggino in cui la principessina se ne sta spaparanzata in pose poco nobili (“Paciocca, sembri un’invertebrata, tirati su, chiudi quelle gambe!”) e sgranocchia nel mentre un pezzettino di pane riempiendosi di briciole e finendo per lanciare i rimasugli ai “CIPPA” (leggi “uccellini”).

Arriva poi il momento del pranzo, in cui cerchi di preparare la tavola e da mangiare senza mai perdere di vista la polpetta, che nel frattempo scorazza per casa aprendo tutti i cassetti che trova nel suo percorso (non chiederti perchè la limetta per le unghie sia quindi dul pavimento della stanza da letto e l’imbuto in salotto, il telecomando introvabile ed il telefono con le suonerie modificate). Durante il pranzo tenti di infilarti in bocca qualche boccone ormai tiepido, mentre il tuo piccolo commensale si tocca la faccia con le mani appiccicose e sfoggia una nuova acconciatura all’ultima moda, con fusilli al sugo tra i capelli.

Ringrazi il cielo che arriva il momento del sonnellino pomeridiano, in cui prevedi di cazzeggiare su Facebook (o scrivere un post sul blog) ed invece ti addormenti pure tu, bocca semiaperta e bavetta lumacosa che ti scende dall’angolo della bocca.

E quando la pupa ha ricaricato le pile (mentre tu vorresti ancora dormire), eccola pronta a riprendere le sue attività tutta eccitata! “Fermati, aspetta, metti le scarpe, non puoi uscire scalza! Devo finire di prepararmi” sono le classiche frasi pronunciate da una mamma ancora mezzo rintronata e che deve in poco tempo cambiare il pannolino alla bimba, pettinarsi il cespuglio che ha in testa, preparare la merenda (non solo per la picola belva, anche per sè!), mettere tutto il necessario nella borsa, inseguire la peste che ora torna in camera a giocare e non sembra più voler uscire, infilarsi le scarpe tenendo in braccio la polpetta da 11 kg abbondanti ed uscire senza dimenticare le chiavi. E via di nuovo, in bici o a piedi a seconda dell’ispirazione, la meta decisa dalla principessa a suono di “Qua qua” o “Là là” per indicarti la direzione da prendere. E dopo averla rincorsa al parco, dato l’erba alle pecore (si’, nel parco ci sono pure le pecore, dentro un recinto ovviamente, per proteggerle dai bambini!), aver recuperato da terra sassolini e legnetti pieni di fascino, rientri a casa, con il pensiero-sollievo che a quell’ora dovrebbe essere arrivato pure il signor-padre.

E appena apri la porta di casa lanci un urlo di richiamo acciocchè il tuo consorte accorra a liberarti le braccia dal peso leggiadro della prole, mentre con tutta la grazia del mondo ti catapulti in cucina per preparare il desinare!

E quando, dopo una cena tutt’altro che tranquilla, tutti han la pancia piena (ed il solito qualcuno pure i capelli ed altre zone insospettate) ecco che ci si avvia al magnifico momento del bagnetto (che ora è diventato una doccia, accompagnata da urla nel momento dello shampoo ovviamente) e della nanna. Mentre il papino si dedica a queste attività, la mamma si occupa di sparecchiare il desco e sistemare la cucina, a suon di musica (attualmente in testa alla hit parade c’è Samuele Bersani, che mette sempre di buon umore). Dopo un tempo variabile tra i 45 ed i 60 minuti (la principessa ha allungato i tempi di addormentamento, ha troppe cose da pensare e da fare per riposare, lei), dopo innumerevoli canzoncine e lettura di libretti, ecco riapparire il signor-padre, con gli occhi strabuzzati per la fatica di calmare la piccola anguilla, che si gira e rigira nel letto in continuazione prima di crollare.

A questo punto inizia la serata “per adulti”: una puntata della tua serie del momento (Netflix, grazie di esistere!), una coppetta di gelato e un pezzo di cioccolato (continuo ad allattare eh!), uno sgaurdo al tuo amato FB ed è già ora di andare a letto. Letto che nel corso della notte riceverà varie visite della polpetta, finchè ti ritroverai a dormire sul ciglio e il papà dovrà ripararsi dai calci notturni.

Questa è la giornata da mamma attualmente, come sono le vostre?

Quello che le mamme non dicono

Dopo due anni e mezzo di ricerche e cure per arrivare a Paciocca, una volta incinta mi ero detta che la strada sarebbe stata sempre in discesa e che la scelta di fare la mamma a tempo pieno mi avrebbe permesso di godere al massimo della la maternità e che mi avrebbe reso la persona più felice del mondo.

Io che sono sempre stata ansiosa e nervosa di natura, credevo che con la nascita della bimba mi sarei trasformata improvvisamente in un’abitante del Nirvana.

È stato duro dovermi ricredere su tutto ciò e rendermi conto che diventare mamma era ben diverso dal paradiso che mi ero prospettata.

Non sono state le poche ore di sonno a pesare di più, come pensavo all’inizio. Anzi, quello mi è pesato anche relativamente poco, visto che dopo i primi tre mesi abbiamo dormito tutti insieme nel lettone,  semplificandoci la vita.

Quello che nessuno ti dice è che lo stravolgimento della tua vita, che da donna ti fa diventare mamma, non è solo rose e fiori, sorrisi e coccole, come tutti credono. C’è infatti una realtà di cui le donne parlano poco, magari con le amiche più intime, nascondendola ai più.

Mi sono resa conto tardi di questa realtà, che accomuna tante mamme. Se l’avessi realizzato prima forse mi sarei risparmiata tanti sensi di colpa inutili.

Ragazze, future mamme e neo- mammine che leggete, vi voglio rivelare la realtà nascosta della maternità, quella che nessuna racconta, per tranquillizzarvi, per farvi capire che quello che provate o proverete è normale e che non dovete sentirvi in colpa.

Non siete delle madri snaturate se all’ospedale preferireste che vostro figlio fosse messo al nido piuttosto che stare in camera con voi, almeno la notte, per riposarvi e fare una transizione più dolce alla nuova quotidianità.

Non siete madri snaturate se vi sentite terrorizzate al pensiero di tornare a casa con questo esserino minuscolo e dover badare a lui 24h/24.

Non siete madri snaturate se vi sentite stanche, inadatte, imbranate, con le lacrime che premono per uscire al minimo pretesto.

Non siete cattive madri se vi prendete 5 minuti per dedicarvi ai vostri bisogni fisiologici e in quel mentre il pupo si mette a piangere disperato e voi non accorrete subito.

Non siete cattive madri se il vostro tesorino urla come un indemoniato e voi non riuscite a capire perché.

Non siete cattive madri se non riuscite a digerire subito il vostro cambiamento, se vi sentite annullate come donne, risucchiate in un corpo che non riconoscete più.

Non siete cattive madri se non riuscite a provare quella felicità strabordante che vi eravate immaginate quando eravate incinta al pensiero di tenere in braccio vostro figlio.

Non siete cattive madri se vi ritrovate a ripensare con malinconia alla vostra vita precedente.

Non siete cattive madri se desiderate che il tempo passi veloce e che vostro figlio cresca il prima possibile.

Non siete cattive madri se, superati i primi mesi di vita del piccolo, vi dite : “Non vorrei tornare indietro”.

Non siete cattive madri se sognate di fuggire di casa, dalla quotidianità, se preferireste tornare al lavoro piuttosto di rimanere a casa a cambiare decine di pannolini, pulire vomitini ed occuparmi delle faccende domestiche.

E non siete cattive mogli se la casa non è in ordine come prima, se le camicie del marito non sono stirate, se per cena si mangiano piatti surgelati o pasta in bianco.

Non siete cattive mogli se non avete più voglia di truccarvi o stirarvi i capelli, se preferite rimanere in tuta e uscire con scarpe basse piuttosto che con i tacchi da 10 cm.

Non siete cattive mogli se non riuscite a sorridere al marito che rientra a casa la sera e se vi sentite astiose nei suoi confronti perché almeno lui può starsene fuori casa e dedicarsi al suo lavoro, può parlare con persone adulte e non passa la giornata a fare versi idioti ad un neonato.

 

Non siete cattive mogli se perdete la pazienza, se non ce la fate a reggere la quotidianità, se avete bisogno di aiuto.

Perché è normale sentirsi catapultate in un ruolo che non è esattamente quello che vi aspettavate di dover interpretare, perchè è normale sentirsi private della propria identità ed essere alla ricerca di un nuovo equilibrio.

Perché è normale sentirsi prigioniere della propria casa, senza sapere se gli orari del principino vi permetteranno di uscire o meno.

Perché è normale passare una fase di sciatteria, non sentitevi in colpa se mentre passeggiate incontrate delle mamme in minigonna e tacchi a spillo, che ne sapete voi della loro quotidianità? Magari hanno una babysitter 24h/24, magari vanno a dormire vestite così ed il trucco sul viso è fatto con pennarello indelebile in modo che non devono rifarlo ogni giorno o magari dormono un’ora in meno pur di uscire truccate.

Non lasciatevi ingannare dalle foto sui social delle vostre amiche mamme tutte sorridenti come se avessero vinto la lotteria, quei sorrisi nascondono stanchezza e giornate difficili come le vostre.

Accettate i vostri sentimenti, sono normali. Non nascondete le vostre paure e la vostra stanchezza, imparate a chiedere aiuto.

Avrei voluto che qualcuno mi raccontasse la realtà così come sto facendo io con voi oggi. Spero che le mie parole possano essere di aiuto a qualcuna di voi.

Il tempo vola

Non ho più il coraggio di promettere che riprendero’ a scrivere con regolarità sul blog, perchè troppe volte me lo ero proposta e poi non sono riuscita a mantenere il mio proposito. Per cui, per chi di voi ancora mi segue, approfittate di questo post ora che il tempo me lo permette!

Sono passati mesi dall’ultima volta che ho scritto, riassumere cosa è cambiato, cosa è successo è difficile.

Paciocca ha ormai quasi 14 mesi, è una bimba vivace, sorridente e bellissima, anche se quest’ultimo giudizio non è ovviamente oggettivo. 🙂 Vi lascio giudicare quindi da questa foto, scattata il giorno del suo primo compleanno.

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A nove mesi ha iniziato a dire “mamma”, è stata poi la volta di “papà” per la par condicio, poi “nanna” …e la parola più utilizzata è attualmente “NO”, detto in modo deciso, bello chiaro. Ci siamo resi conto, pero’ , che forse non ha ben chiaro  cosa voglia dire veramente “NO” , perchè l’altra sera, mangiando di gusto (il che è molto raro) il filetto comprato dalla nonna, continuava a dire “NO” per farci capire che voleva un altro pezzettino di carne! C’è quindi un attimo da rivedere il significato della parola…

A quasi dieci mesi ha iniziato a fare i primi passi, accompagnata dalla mamma o dal papà, che all’inizio si spezzavano la schiena per sostenerla sotto le braccia. Un mese e mezzo dopo ormai aveva acquisito abbastanza equilibrio in modo tale da aver giusto bisogno di una mano di accompaganamento e di sicurezza, anche se in realtà sarebbe anche capace di farcela da sola secondo me. Attualmente socrazza per casa tenendosi al suo carrellino primi passi, ha pure imparato a sterzare e andare in retromarcia con questo preziossimo sostegno.

Ormai sa battere le manine, ballare quando sente la musica, dondolandosi sulle gambette paffutelle e alzando le braccia a mo’ di ola, sa indicare le cose con il dito, fare “ciao ciao ” con la manina,  accendere lo stereo e avviare il cd  con le sue canzoncine e accendere la TV per guardare le news del giorno…

Da febbraio ha anche iniziato ad andare da una tata (in francese “nounou”) che tiene altri due bimbi a casa sua. In realtà questa è la terza tata che proviamo e finalmente abbiamo trovato quella buona, perchè con le prime due le cose non sono andate come sperato e dopo pochi giorni si sono rifiutate di continuare a seguire Paciocca, perchè secondo loro piangeva troppo. Mi è stato quindi rimproverato il fatto che mia figlia di 7 mesi (questa l’età a cui avevamo iniziato con la prima tata, con la seconda ne aveva 8) fosse troppo attaccata alla mamma e che io continuassi ad allattarla, impedendole quindi il distacco necessario per poter essere seguita da una terza persona. Mi è stato addirittura consigliato, oltre a smettere di allattarla e forzarla a prendere il biberon o le pappe, di vedere un pedopsichiatra per farmi consigliare come modificare il mio rapporto con Paciocca, in modo da farla diventare più indipendente. E io, scema, ho pure seguito il consiglio e sono andata a due sedute con una pedospichiatra e una puericultrice, che hanno sentenziato, dopo aver osservato per pochi minuti le reazioni della bimba messa a sedere su un tappetone a giocare e scoppiare a piangere per essere presa in braccio dalla mamma, che mia figlia era capricciosa e che i suoi pianti erano sintomo di prepotenza. Come si puo’ giudicare capriccioso e prepotente un bébé di 7 mesi e mezzo? Mi era stato consigliato di lasciarla piangere e di farla dormire in culla da sola, invece che nel lettone con noi (il che mi evita di dovermi alzare ogni volta che lei vuol mangiare di notte). Ho seguito il consiglio per tre sere, di cui la prima Paciocca ha pianto disperata per 90 minuti di fila prima di addormentarsi esausta, per poi risvegliarsi un’ora dopo e ricominciare da capo la trafila! Dopo tre giorni cosi’, ero talmente stressata e stanca che ho lasciato perdere e ho deciso di riprendere le nostre abitudini, che permettono a  tutti e tre di dormire più tranquilli e di coccolarci durante la notte.

Stessi consigli inappropriati li ho ricevuti per il fatto che Paciocca, tuttora, non fa dei veri pasti e continua a preferire il latte di mammà. Assaggia quasi tutto, ma dopo pochi bocconcini non c’è verso di farle aprire la bocca. A otto mesi la pediatra, che una luminare di certo non è, mi ha detto di non darle più poppate durante il giorno se Paciocca si rifiutava di mangiare la pappa. E fu cosi che io e MA passamo 5 giorni d’inferno, a cercare di fare entrare a forza il cucchiaino nella boccuccia della bimba, impiegando anche un’ora per farle inghiottire a malapena 20 grammi di pastina. Risultato: mamma stressata e non convinta di questo tipo di approccio, bimba che piangeva non appena messa sul seggiolone, rifiutandosi di aprire la bocca, digiuna per 10 ore di fila e capace di aspettare fino a sera per avere la poppata di fine giornata. E fu cosi’ che anche la pediatra fu mandata a quel paese e ritornammo all’open tetta-bar a volontà, con qualche assaggio di altri cibi se le va, quando e quanto ne ha voglia, senza forzature, senza stress per nessuna delle due, godendoci i momenti di coccole tra noi durante le poppate.

Ho capito finalmente che la persona migliore per giudicare cosa è bene per mia figlia sono solo IO, la sua mamma, che posso ringraziare per i consigli che ricevo e decidere poi di fare di testa mia, perchè, se io non sono convinta di una cosa, questa non potrà mai funzionare per noi due. Abbiamo cosi’ imparato a vedercela tra noi, io e Paciocca, e lasciare tutti gli altri parlare liberamente, facendo scivolare via le loro opinioni senza che ci scalfiscano.

In questi 14 mesi non è cresciuta solo Paciocca,  ma sono cresciuta anche io come mamma e, dopo una vita passata a farmi condizionare dagli altri, sto finalmente imparando a lasciar correre, a non farmi condizionare, a fidarmi di me stessa.

 

 

 

 

 

 

Il ritorno

Ormai ho perso il conto di quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho scritto. Non so più chi segua il mio blog, se ci sia ancora qualcuno che ha interesse a leggere quello che mi passa per la mente.

Ho iniziato un sacco di post che, chissà perchè, non sono mai riuscita a finire e pubblicare.

Paciocca sabato prossimo compirà ben 9 mesi, il tempo vola e sembra impossibile che manchi poco per arrivare già all’anno.

Se mi chiedessero se voglio fermare il tempo, ecco la mia risposta é:”NO!”.

Perchè sono stati mesi difficili, troppo lunghi alcuni e troppo brevi altri. Mesi faticosi, di poco riposo, di numerosi,cambi pannolini, di solitudine spesso, di frasi poco piacevoli da sentirsi dire…

E’ impossibile riassumere tutto quello che è successo negli ultimi tempi, ma ci provero’.

Innanzitutto, sono iniziate le prime sillabe vere e proprie: “MA-MA” “PA-PA” “TA-TA” e via di seguito. Che quelle sillabe ripetute vogliano veramente dire “mamma” e “papà” non ne sono sicura, ma è stato emozionante sentirle per la prima volta un mese fa circa.

Paciocca sta a quattro zampe, anche se non avanza ancora, pero’ riesce a farlo strisciando tipo cobra sulla pancia.

L’altro giorno ci ha stupito muovendo il braccio e facendo “Ciao-ciao” con la manina, io non gliel’ho insegnato esplicitamente per cui non so come lo abbia imparato.

Mi pare anche che ora si giri quando la chiamo per nome, ma anche qui non so se è un caso o se è volontario.

A questo punto vorrei scrivere che a 9 mesi Paciocca mangia di tutto senza problemi ed invece non posso dirlo. Quel che rimane il suo piatto preferito è il latte di mamma, sempre e comunque. Qualsiasi altro cibo proposto viene accolto con smorfie di disgusto, anche se magari alla fine qualche cucchiaino se lo mangia pure alla fine. L’unica cosa per cui non bisogna forzare ad aprire la bocca è il cioccolato. Lo so che non bisonerebbe darlo ai bimbi cosi piccoli ed io per prima ero contraria, ma ho messo da parte i miei buoni propositi quando ho visto che non mangia quasi nulla e allora, per curiosità, gliel’ho fatto assaggiare, per capire se ci fosse qualcosa che potesse interessarla o se proprio era un rifiuto totale del cibo. Ebbene no, la piccola non è mica scema ed il cioccolato se lo ciuccia alla grande senza farsi pregare! Vabbè.

Su consiglio della pediatra un paio di settimane fa ho cercarto di forzare la mano, nel senso letterale, e di farla mangiare spingendole il cucchiaino in bocca. Mai cosa fu più sbagliata! La piccola boccuccia di Paciocca è rimasta sigillata di fronte al cucchiaino per tutta la settimana seguente, traumatizzata da un approccio troppo brusco. a preferito digiunare per 10 ore per 3 giorni di seguito, rifiutando pranzo e merenda, piuttosto che mangiare le pappe ed aspettando testarda la poppata serale. Di fronte a cotanta testardaggine ho deciso di lasciare perdere, non tanto per il fatto che fosse a stomaco vuoto, quanto per il fatto che la signorina si rifiuta anche di bere l’acqua dal biberon! E lasciarla senza liquidi per 10 ore mi pare troppo preoccupante.

Essendo la sottoscritta da sola con la piccola testarda 24h/24h, comincio ad accusare parecchia stanchezza e in questi ultimi mesi ho cercato di trovare una persona che si potesse occupare un pochino di Paciocca, per darmi la possibilità di fare un po’ di pausa nelle mie giornate. Sono stata parecchio sfortunata, avevo trovao già a maggio una persona che se ne occupasse tutte le mattine per tre ore (qui in Francia si chiamano “assistantes maternelles” , sono delle tate con una formazione che pososno tenere i bimbi a caa loro fino ad un massimo di 4 bambini, a seconda dello spazio disponibile). La prima tata che ho trovato a settembre ha dato forfait dopo 4 giorni, dicendo che Paciocca piangeva troppo e rifiutava di mangiare, facendomi colpevolizzare perchè la allatto e l’ho resa troppo attaccata a me. E cosa si aspettava? aveva 7 mesi, nel pieno del periodo di crisi da separazione dalla mamma, in più è sempre stata solo con me da quando è nata!! e devo anche sentirmi in colpa perchè la allatto?

Dopo quella bella esperienza ho cercato allora una baby-sitter a domicilio, che potesse venire a casa, mi hanno contattato diverse persone che poi non si sono più fatte vive ed una che aveva accettato ha disdetto all’ultimo momento, inventandosi una scusa pietosa.

Dopo altre ricerche ho trovato ad ottobre una nuova assistante maternelle che aveva l’aria più competente della prima e che mi ha ispirato fiducia, dicendomi che ci vuole un inserimento appropriato per una bimba cosi’ piccola e che lei avrebbe fatto di tutto perchè la cosa andasse a buon fine. Il suo “fare di tutto” si è rivelato molto scarso, perchè anche lei dopo 10 giorni ci ha lasciato in panne, ripetendomi che Paciocca è troppo attaccata a me, che devo smettere di allattare e che non sta a lei fare per Paciocca quello che non riesco a fare io. Insomma, oltre al danno pure la beffa.

Si, perchè ormai ho capito che qui in Francia crescere un bébé allattandolo al seno vuol dire viziarlo, renderlo dipendente dalla mamma in modo morboso. Perchè queste tate professioniste non vogliono occuparso di un bimbo vero, ma di un robot, che non pianga, che mangi senza fare storie, che dorma agli orari che hanno deciso loro, per poter riposare anche loro un poco durante la giornata. Perchè una neonata che non si adatta a questi standard è anormale ed è tutta colpa della mamma. E la mamma non deve dire che la bimba dorme nel lettone con i genitori di notte perchè allora ti stai proprio scavando la fossa da sola e ti viene consigliato di vedere un pedo-psichiatra che ti aiuti ad instaurare un rapporto più distaccato con tua figlia. Perchè lei deve assolutamente dormire da sola, costi quel che costi. E tu ti fai convincere e accetti di lasciarla piangere 90 minuti per abituarla ad addormentarsi da sola, sentendo il cuore che ti si spezza ad ogni singhiozzo, non riuscendo a prendere sonno nemmeno tu perchè ti manca il fatto di abbracciarla nel lettone ed addormentarsi insieme. E avanti cosi’, a colpevolizzarsi, a sentirsi dire che sbagli, che devi agire in modo diverso, che devo tagliare il cordone ombelicale, come se stessimo parlando di un ragazzo di 18 anni invece che di una neonata di 9 mesi nemmeno!

Finchè non ne puoi più e decidi di mandare tutti  a quel paese e di non rimanere più ad ascoltare le opinioni alla cavolo di questa gente. Finchè decidi che ti tieni tua figlia a casa e te ne occupi tu da sola, stanca ma convinta che starà meglio con te che con queste persone. Non avrai tempo per te, ma almeno vedrai il suo sorriso, sentirai le sue manine che ti tirano i capelli e ti cercano, la metterai a pranzare a fianco a te facendole assaggiare il cibo del tuo piatto senza forzarle il cucchiaino in bocca perchè ti è stato detto di obbligarla a mangiare o di farle saltare il pasto. La farai addormentare accanto a te, attaccata al seno, perchè è quello di cui ha bisogno ed è ancora piccola e farla piangere per un’ora e mezza è straziante e perchè alla fine nel lettone in tre si dorme bene lo stesso, perchè abbracciarla durante la notte e vedere le espressioni buffe che fa quando sogna è bellissimo.

Perchè sono io la sua mamma e il mio istinto mi dice quello che è meglio per lei. e mi dice anche che tutti gli altri che aprono bocca per giudicarmi senza conoscermi possono andare a quel paese!

 

 

Usciamo!

Dopo il rientro dalle vacanze ho preso una decisione: non passero’ più  delle giornate chiusa in casa da mattina a sera con Paciocca come spesso è successo prima di partire per l’Italia (in tutto cio non sono prese in considerazioni eventuali/probabili  influenze varie). !

Vuoi per il maltempo, vuoi per la difficoltà di organizzarsi con gli orari casuali di una neonata di tre mesi, fino a giugno le occasioni di uscire sono state rare. A parte un’ora-un’ora e mezza di passeggiata (e nemmeno tutti i giorni), la maggior parte del tempo lo passavo da sola ed in casa.

Le giornate erano infinite, noiose e deprimenti.

Al ritorno dalle vacanze, come sempre mi succede, mi sono fatta una lista di buoni propositi, in primis proprio quello di uscire di più, a tutti i costi. E magari non da sola, ma cercando di fare nuove amicizie.

Quando io mi metto in testa una cosa e sono convinta di volerla fare, non mi ferma nessuno.

Ed ecco quindi l’agguerrita coppia MI e Paciocca alla caccia delle mamme del circondario, possibilmente casalinghe come me, che abbiano il tempo di uscire al parco, fare passeggiate, chiaccherare e spingere in giro per il quartiere la carrozzina.

Sono sempre stata timida, per cui “attaccare bottone”, come si dice dalle mie parti, non è prroprio facile per me, anzi. Pero’, o mi butto o non ci si schioda da questa situazione di solitudine, mi sono detta. Indi per cui mi sono fatta coraggio e, non appena al parco adocchiavo qualche mamma solitaria, mi avvicinavo con molta non-chalance e di solito due chiacchere scaturiscono spontaneamente.

Con questo sistema, unito alla pagina Facebook del nostro paesino, ho conosciuto già tre o quattro mammine. Con una di loro, giovanissima, mi vedo ormai regolarmente e Paciocca ha trovato una compagna di giochi di 5 mesi più grande di lei.

Devo dire che anche solo un’ora di chiacchere al giorno con un’altra mamma ti cambiano la prospettiva delle giornate  e la routine quotidiana diventa meno monotona.

Ieri per la prima volta ho anche  superato la paura di guidare con Paciocca come passeggero e siamo andate al nostro primo appuntamento a casa della sua amichetta.

Mi rendo conto solo ora di quanto possano passare più piacevolmente le giornate in questo modo e mi chiedo come ho fatto a passare tutti quei mesi chiusa in casa! Per forza ero depressa.

Certo qui dove abitiamo il sole non è molto generoso, per cui in autunno ed in inverno non sarà cosi’ facile uscire all’aperto come ora, ma almeno il nostro paesino è molto attivo e ci sono tante proposte per i bimbi e le famiglie. Non appena riaprirà i battenti dopo la pausa estiva ci iscriveremo alla ludoteca, per esempio!

Credo che i mesi più buii siano passati e che ora, complice il fatto che Paciocca cresce ed interagisce sempre di più, le cose non potranno che andare meglio per fortuna.

Rieccomi!

Due mesi in Italia, tre viaggi aerei con Paciocca, dieci giorni dopo il rientro…ed io non ho più scritto una riga qui nel blog!

Ho iniziato più post, ma sono sempre stata interrotta da qualcuno che reclamava la mia attenzione!

Ora dorme, provo ad approfittarne per aggiornare un po’ la situazione.

Il battesimo dell’aria di Paciocca è andato bene: nel primo viaggio da Paris a Venezia se l’è dormita tutto il tempo e non abbiamo nemmeno avuto bisogno di fare un cambio pannolino durante l’intero viaggio. Nella tappa successiva ai primi di luglio, nel volo Venezia-Napoli ,invece, non ha fatto altro che chiaccherare per tutto il viaggio con la sua vocina cucciolosa. Degna di nota è soprattutto la super scarica di pupù che ha fatto non appena decollati! E cosi la maneggiavo con delicatezza per evitare perdite, in attesa di poter slacciare le cinture di sicurezza e prendere la borsa del cambio. Poi grazie alle nostre doti da acrobati, io e MA l’abbiamo cambiata tenendola sulle ginocchia. Gli altri passeggeri non si son accorti di nulla. Stessa scena, ripetuta due volte, nel viaggio di ritorno da Napoli a Parigi, con in più un bel rigurgito di latte che ha sporcato figlia e mamma. Arrivate a casa con un bell’odorino di formaggino addosso…

Paciocca nei due mesi italiani ha visto luoghi nuovi, a cui si è adattata nel giro di un giorno (all’arrivo ha pianto sia a Padova che a Napoli perchè non riconosceva l’ambiente, ma già il giorno dopo era a suo agio). Ha conosciuto un sacco di persone nuove, bisnonne, prozii, zii e amici di famiglia. Ha conquistato tutti ed elargito sorrisi a profusione. Abbiamo pero’ assistito ad un grande cambiamento in lei riguardo le relazioni con gli altri. Nel primo mese a Padova si è adattata benissimo alle braccia di chiunque, fin dal primo momento. Invece, una settimana dopo l’arrivo a Napoli, è cambiata: non appena qualche amico la prendeva in braccio lei sporgeva il labbro inferiore, la bocca finiva all’ingiù in una smorfia triste e si riempiva i polmoni, per scoppiare in un pianto disperato! Ormai è diventata più diffidente e vuole solo le braccia di mamma e papà.

Abbiamo iniziato con lo svezzamento. Già al compimento del quarto mese ci siamo lanciati con la purea di carote e qualche omogeneizzato di frutta, ma sputava tutto. Ho scoperto poi che non era un rifiuto del cibo, ma semplicemente un riflesso che hanno i neonati, detto riflesso di estrusione, che si verifica quando si avvicina loro qualcosa alla bocca e significa che non sono ancora pronti per lo svezzamento.

A Napoli invece, dopo il compimento del quinto mese, si è dimostrata pronta per assaggiare cose nuove e abbiamo iniziato a darle pezzettini di frutta, facendo ovviamente attenzione a non lasciare la presa del pezzo di frutta o mettendolo dentro una retina apposita per neonati, che permette loro di succhiare il pezzo di cibo senza poterlo ingoiare. Paciocca si è rivelata un’amante di ciliegie e uva e cocomero. Poco successo ha avuto invece la banana frullata e lo yogurt naturale.

Dopo la dolcezza della frutta estiva ci aspettavamo scarso entusiasmo per uno sciapito passato di verdure a base di patate, carote e zucchine. Invece la piccolina ci ha stupito di nuovo, avventandosi sul cucchiaino, già dalla prima volta.

Io e MA eravamo orgogliosi, soprattutto perchè entrambi  abbiamo dato parecchi problemi ai nostri genitori per mangiare quando eravamo piccoli!

A quanto pare pero’ la signorina ci ha un po’ illuso, perchè dopo i primi giorni l’amore per il passato di verdura sembra scemato e soprattutto ora ha imparato a soffiare con la boccuccia, per cui quando il cucchiaino si avvicina, Paciocca vaporizza il cibo attorno a sé! La pediatra mi ha detto ieri che dovrebbe mangiare 130 grammi di verdure e altrettanto di frutta al giorno, ma per ora è un’utopia. E sinceramente, non ho voglia di stressarmi per farla mangiare, sono convinta che lo farà con i suoi tempi.

In questi mesi ha fatto tanti cambiamenti. Innanzitutto è cresciuta tanto, sia in peso (a 4 mesi era a 7 kg, prendendo un kg in un mese!) e ieri era a 7,8 kg, per una lunghezza di 65 cm, cioè 21 cm in più rispetto alla nascita! Ci siamo resi conto di quanto sia cresciuta solo una volta tornati a casa, vedendola seduta sulla vecchia sdraietta o stesa nella sua culla. Inutile dire che abbiamo dovuto provvedere con nuovi acquisti: seggiolone e culla da grandi!

Le sono spuntati tanti capelli, color castano, più chiari di quelli alla nascita. Sulla fronte ha un ciuffetto più lungo del resto, perchè è l’unico che non è caduto come gli altri capelli ed è rimasto quello di origine. Gli occhi si sono mantenuti chiari, tra il verde ed il grigio a seconda della luce.

Sono aumentati i gorgheggi ed i suoni che produce e da qualche giorno urla proprio, dimostrando un notevole fiato. Ha detto una volta “papu”, che potrebbe essere un misto tra “papà” e pupù” nel nostro immaginario, ma sappiamo benissimo che sono suoni casuali!

Da metà giugno circa ha imparato ad afferrare gli oggetti, la sua palla di stoffa e vari giochini. Ora è molto migliorata, ci tocca il viso, è attirata dagli occhiali del papà e dai capelli della mamma.  Ha scoperto verso il quinto mese i suoi piedini, se li guarda con interesse, se li prende con le mani e li mette in bocca leccandoli di gusto. Ora che siamo a casa e fa più freddo le devo mettere i calzini e questa cosa la contraria parecchio, per cui cerca di toglierseli!

Ha imparato a girarsi sulla pancia a metà giugno. Ha un metodo tutto suo: alza le gambine a 90°, si dà la spinta con il sederino e si gira a pancia in giù. I primi tempi aveva un problema col braccio che restava incastrato sotto il corpo, ora ha risolto brillantemente la situazione.

L’altro giorno l’avevo messa sul letto mentre sistemavo il mio armadio e nel giro di qualche minuto ho sentito un tonfo. Era caduta a terra e ho preso un colpo! A parte un po’ di pianti, non si è fatta nulla, ma non capivo come potesse essere caduta visto che l’avevo messa in mezzo al lettone ed al massimo si gira di pancia. Ho scoperto cosi’ che ha imparato a rotolare, ora sa anche rigirarsi dalla pancia alla schiena! E brava Paciocca!

Se le tendo le mani lei afferra le mie dita e fa leva per mettersi seduta e poi si alza sulle gambine cicciottose. Questa bimba è forzuta e super resistente, l’avevamo già capito anche dal fatto che in due mesi di viaggi aerei, sbalzi termici per l’aria condizionata e vari cambiamenti, non ha mai avuto nulla!

Forse vi ho tediato con le mie cronache, l’ho fatto anche per me stessa, perchè ho poco tempo per annotarmi tutto quel che fa la piccola! Ormai è troppo interessata al mondo circostante per accontentarsi di stare in braccio mio e permettermi di scrivere qualcosa…